La tassa europea sui piccoli pacchi fa sentire i suoi effetti anche in Svizzera
A partire da luglio, l’Unione europea ha introdotto un dazio forfettario di 3 euro per ogni articolo proveniente da Paesi non appartenenti all’UE. Una misura pensata per riequilibrare la concorrenza tra i grandi marketplace asiatici, come la piattaforma cinese Temu, e i rivenditori europei. Ma le ripercussioni di questa decisione non si sono fermate ai confini comunitari: anche la Posta Svizzera ha accusato il colpo.
Il direttore Grieder: «Calo a due cifre, ma la situazione si normalizzerà»
Pascal Grieder, direttore del Gigante giallo svizzero, ha rilasciato un’intervista al settimanale Schweiz am Wochenende nella quale ha descritto con chiarezza l’impatto del nuovo regime doganale europeo. Secondo Grieder, il volume di pacchi spediti dalla Svizzera verso i Paesi dell’UE ha registrato una contrazione che si misura in una percentuale a due cifre. Un dato significativo, che testimonia quanto le nuove regole abbiano modificato i flussi logistici a livello continentale.
Nonostante la flessione, il dirigente non si mostra allarmato sul lungo periodo. «La situazione dovrebbe gradualmente tornare alla normalità», ha dichiarato, lasciando intendere che il mercato si adatterà alle nuove condizioni nel corso dei prossimi mesi.
L’obiettivo della misura: proteggere il mercato europeo dalle importazioni low cost
Il provvedimento adottato dall’UE nasce da una precisa esigenza: arginare il fenomeno dei cosiddetti «pacchettini», ovvero gli invii di piccola entità provenienti soprattutto dalla Cina, spesso acquistati su piattaforme come Temu o Shein, che fino a poco tempo fa beneficiavano di un’esenzione doganale sotto la soglia dei 150 euro. Questa franchigia aveva creato una disparità competitiva rilevante rispetto ai commercianti europei, soggetti a tutta una serie di oneri fiscali e regolatori.
Con la nuova tassa, l’intenzione è chiara: creare un campo di gioco più equo. In linea di principio, sono i venditori o gli importatori a dover corrispondere il dazio. Tuttavia, nella pratica, molti operatori commerciali hanno scelto di trasferire il costo aggiuntivo direttamente sui consumatori finali, facendo lievitare il prezzo degli ordini.
Grieder scettico sull’efficacia: Temu apre magazzini in Europa
Sul fronte dell’efficacia reale della misura, Grieder esprime perplessità. Il dirigente della Posta Svizzera dubita che l’obiettivo di proteggere il mercato europeo dalle importazioni cinesi venga effettivamente raggiunto. Il motivo è semplice: aziende come Temu stanno già correndo ai ripari, aprendo grandi centri logistici e magazzini direttamente in territorio europeo. In questo modo, le spedizioni partono dall’interno dell’UE, aggirando completamente l’obbligo di pagare il dazio.
Si tratta di una strategia che rischia di svuotare di senso l’intera misura, trasformandola in un onere sopportato soprattutto dai piccoli operatori e dai consumatori, senza intaccare davvero la competitività dei colossi asiatici dell’e-commerce.
Cosa cambia per i consumatori e per le aziende svizzere
Per chi acquista online su piattaforme extra-europee, le conseguenze pratiche sono già visibili:
- Un sovrapprezzo di 3 euro per ogni articolo ordinato da fuori UE, che può incidere sensibilmente sul costo finale, soprattutto per prodotti di basso valore.
- Possibili ritardi nelle consegne, legati alle nuove procedure doganali.
- Una riduzione dei pacchi in transito attraverso operatori postali come la Posta Svizzera, con effetti sui volumi di traffico e sui ricavi del settore.
Per le aziende svizzere attive nella logistica e nelle spedizioni transfrontaliere, il nuovo quadro normativo europeo rappresenta una variabile esterna difficile da gestire nel breve termine. La Svizzera, pur non essendo membro dell’UE, è profondamente integrata nelle reti commerciali e logistiche del continente, e qualsiasi cambiamento delle regole europee produce effetti diretti sull’economia elvetica.
La Svizzera studia una misura analoga
Non è solo Bruxelles a muoversi su questo fronte. Anche Berna sta valutando l’introduzione di un prelievo sugli acquisti effettuati sulle piattaforme estere, con un importo che potrebbe arrivare fino a 5 franchi per articolo. Un segnale che il tema della tassazione dell’e-commerce internazionale è ormai al centro del dibattito politico anche in Svizzera, dove i rivenditori locali lamentano da tempo una concorrenza sleale da parte dei marketplace asiatici.
Prospettive future: tra adattamento del mercato e incognite normative
Il caso della Posta Svizzera offre uno spaccato interessante delle tensioni che attraversano il commercio digitale globale. Da un lato, le istituzioni europee tentano di tutelare le imprese locali e garantire un trattamento fiscale equo. Dall’altro, i giganti dell’e-commerce dimostrano una capacità di adattamento rapida ed efficace, trovando strade alternative per mantenere i propri vantaggi competitivi.
La misura resterà in vigore per due anni, periodo durante il quale si valuterà l’impatto reale sul mercato. Nel frattempo, operatori come la Posta Svizzera dovranno fare i conti con volumi ridotti e un contesto normativo in evoluzione, sperando che la graduale normalizzazione evocata da Grieder si concretizzi effettivamente nei prossimi mesi.

