Per il 2022 la Commissione federale della previdenza professionale (Commissione LPP) raccomanda al Consiglio federale di mantenere all’1 per cento il tasso d’interesse minimo della previdenza professionale. Questo tasso è il tasso minimo che deve essere corrisposto sull’avere di vecchiaia nel regime obbligatorio della previdenza professionale.

Le proposte dei membri della Commissione andavano dallo 0,25 all’1.25 per cento. Sono state prese in considerazione diverse varianti. Nella votazione finale, una netta maggioranza della Commissione si è detta favorevole all’1 per cento. I parametri fondamentali per la decisione finale sono il rendimento medio a lungo termine delle obbligazioni della Confederazione e l’andamento di azioni, obbligazioni e immobili.

La formula della Commissione LPP, con cui a fine luglio del 2021 nonostante i bassi tassi d’interesse si otteneva un valore dell’1,3 per cento grazie all’andamento positivo dei mercati, tiene conto di questi requisiti legali, come pure di altre condizioni quadro. Tra queste va menzionata la sostenibilità del tasso per gli istituti di previdenza rispetto agli utili che questi ultimi possono realizzare sui mercati finanziari. Il tasso deve inoltre rafforzare la fiducia nel 2° pilastro. Nel limite del possibile, il tasso d’interesse minimo dovrebbe essere in linea, a lungo termine, anche con l’evoluzione dei prezzi e dei salari. In passato, questo obiettivo è stato superato. Occorre ugualmente considerare che i redditi di un istituto di previdenza non possono essere utilizzati interamente per corrispondere il tasso d’interesse minimo. Gli istituti di previdenza hanno infatti l’obbligo di onorare i loro impegni legali nei confronti dei beneficiari di rendite e di costituire riserve di fluttuazione e accantonamenti. Essi devono inoltre coprire i costi amministrativi dell’istituto di previdenza, se non sono finanziati altrimenti.

Nel formulare la sua raccomandazione, la Commissione LPP ha inoltre tenuto conto del fatto che quello proposto è un tasso d’interesse minimo. Questo significa che l’organo supremo paritetico degli istituti può fissare un tasso superiore, se la situazione finanziaria lo permette. Spesso, tuttavia, gli istituti di previdenza che assicurano soltanto il regime obbligatorio della previdenza professionale e risentono quindi delle aliquote di conversione elevate non hanno questa possibilità.

La decisione in merito a una sua eventuale modifica spetta al Consiglio federale.