Gli avvertimenti dell’Egitto ignorati prima del 7 ottobre: Netanyahu sapeva del rischio Hamas?

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Il Cairo tentò di fermare la catastrofe: tre avvertimenti nel vuoto

A quasi due anni di distanza dall’offensiva di Hamas del 7 ottobre 2023, continuano a emergere rivelazioni su ciò che le autorità israeliane sapevano – o avrebbero potuto sapere – prima di quella mattina. Secondo quanto riportato dal Wall Street Journal e ripreso dalla stampa israeliana, l’Egitto avrebbe trasmesso ad Israele una serie di segnali d’allarme nei mesi precedenti l’attacco, arrivando a contattare direttamente l’ufficio del premier Benjamin Netanyahu pochi giorni prima dell’invasione.

La vicenda, già oggetto di indiscrezioni nelle settimane precedenti, acquisisce ora contorni più precisi e solleva interrogativi seri sulla catena di comando israeliana e sulla gestione delle informazioni di intelligence.

Chi è Abbas Kamel e cosa avrebbe comunicato

Al centro della ricostruzione c’è Abbas Kamel, capo dei servizi di intelligence egiziani, figura chiave nella diplomazia regionale e nei rapporti tra Il Cairo e Tel Aviv. Secondo le fonti citate dal Wall Street Journal, Kamel avrebbe tentato per tre volte di mettere in guardia le autorità israeliane su quanto stava maturando a Gaza.

  • Giugno 2023: un primo avvertimento in cui l’Egitto segnalava una situazione sempre più tesa nella Striscia, consigliando a Israele di tornare al tavolo dei negoziati con Hamas per discutere un eventuale accordo sullo scambio di ostaggi.
  • Settembre 2023: Kamel si recò fisicamente in Israele per incontrare i funzionari del governo, descrivendo la situazione a Gaza come «critica» e a rischio di «esplodere in faccia a tutti». I funzionari israeliani avrebbero minimizzato le preoccupazioni, garantendo che tutto fosse sotto controllo.
  • Inizio ottobre 2023: di fronte alle rassicurazioni israeliane rivelatesi insoddisfacenti, Kamel telefonò direttamente all’ufficio di Netanyahu. Stando al rapporto, gli egiziani avrebbero continuato a lanciare segnali fino a 48 ore prima dell’attacco.

Netanyahu aveva negato qualsiasi contatto

Uno degli elementi più dirompenti di questa vicenda riguarda le dichiarazioni dello stesso primo ministro israeliano. Netanyahu aveva in precedenza negato di aver avuto contatti con Kamel nei mesi che hanno preceduto il 7 ottobre, affermazione che ora appare in netta contraddizione con quanto emerge dalle nuove rivelazioni giornalistiche.

Il rapporto non chiarisce se Netanyahu abbia personalmente risposto alla telefonata di ottobre o se a gestire il contatto siano stati i suoi collaboratori. Rimane tuttavia un interrogativo politico e istituzionale di notevole peso: come sono stati valutati quegli avvertimenti all’interno dell’apparato decisionale israeliano?

Non solo l’Egitto: anche gli Emirati Arabi avevano lanciato l’allarme

La nuova ricostruzione si inserisce in un quadro più ampio che coinvolge diversi attori regionali. Il rapporto ribadisce quanto già circolato in precedenza, ovvero che anche Mohamed bin Zayed Al Nahyan, leader degli Emirati Arabi Uniti, avrebbe contattato Netanyahu nel settembre 2023 per segnalare indizi su una possibile azione imminente da parte di Hamas.

Si delinea quindi uno scenario in cui più governi arabi – alcuni dei quali legati a Israele da accordi di normalizzazione o da rapporti diplomatici consolidati – avrebbero tentato, in modo indipendente, di avvertire Tel Aviv di un pericolo crescente. Il fatto che questi segnali non abbiano prodotto risposte concrete da parte israeliana è ora al centro del dibattito politico e mediatico in Israele.

Avvertimenti senza dettagli: un’attenuante o una giustificazione?

Un elemento ricorrente in tutti i resoconti fin qui pubblicati è la natura necessariamente generica di questi allarmi. Nessuno degli avvertimenti trasmessi all’Israele – né quello egiziano né quello emiratino – conteneva informazioni precise su data, orario o modalità operative dell’attacco pianificato da Hamas.

Questo dato viene spesso citato dai sostenitori di Netanyahu come parziale giustificazione dell’inerzia israeliana: senza indicazioni concrete su quando e come sarebbe avvenuta l’offensiva, si sarebbe trattato di segnali generici, difficili da tradurre in misure preventive specifiche. I critici, tuttavia, ribattono che tre avvertimenti nell’arco di pochi mesi, da parte di interlocutori autorevoli e in contesti geopolitici sensibili, avrebbero dovuto quantomeno innescare un innalzamento del livello di allerta.

Le domande che restano aperte

Il caso degli avvertimenti ignorati è destinato a rimanere al centro dell’attenzione mediatica e politica israeliana, soprattutto in vista delle commissioni d’inchiesta che nei prossimi mesi dovranno fare piena luce sulle responsabilità del fallimento dell’intelligence israeliana nella notte tra il 6 e il 7 ottobre 2023.

Alcune delle domande ancora senza risposta sono:

  • Chi ha effettivamente ricevuto le comunicazioni egiziane all’interno del governo israeliano?
  • Esistono verbali o documenti che attestino come quegli avvertimenti siano stati valutati?
  • Perché Netanyahu ha scelto di negare pubblicamente i contatti con Kamel?
  • Quali decisioni operative sono state prese – o non prese – nelle settimane precedenti l’attacco?

L’accumulo di testimonianze e rivelazioni provenienti da fonti diverse, tra cui governi arabi, media internazionali e funzionari israeliani anonimi, rende sempre più difficile sostenere che il 7 ottobre sia stato un evento del tutto imprevedibile. Ciò che resta da stabilire, con il rigore che solo un’indagine formale può garantire, è in quale misura quella prevedibilità sia stata sottovalutata – e da chi.

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