I satelliti sono divenuti vie più importanti in meteorologia, permettendo fra l’altro di avere informazioni per qualsiasi punto del globo, anche dove non è possibile installare stazioni di misura. Immaginatevi di scattare una foto alle Alpi innevate, con della nuvolosità bassa imprigionata nelle vallate. Questo da un satellite posto a circa 35’000 km dalla superfice terrestre. Distinguere con precisione le differenti tonalità di grigio che rappresentano in una tale immagine le nuvole o la neve non sarà evidente se si utilizza unicamente la lunghezza d’onda del visibile. Negli anni si sono però trovate le strategie per risolvere questo e altri tipi di problematiche che mettevano talvolta in difficoltà anche i meteorologi. Utilizzando combinazioni di diverse lunghezze d’onda si riesce ad esempio a mettere in risalto le zone dove è presente del ghiaccio.

I satelliti “riconoscono” il ghiaccio

Le Alpi sono chiaramente distinguibili in quanto viene utilizzato un prodotto satellitare che evidenzia le zone con presenza di ghiaccio e le colora in turchese. Nel caso specifico, ad attrarre l’attenzione sono le Alpi innevate (sotto un cielo sgombero da nubi), ma se guardiamo in basso nell’immagine troviamo altri filamenti turchesi. Questa volta non si tratta di neve bensì di nubi ad alta quota composte di piccoli cristalli di ghiaccio sospesi nell’aria, dove le temperature sono inferiori allo zero, i cirri . Attenzione quindi a non farsi confondere. Ogni prodotto satellitare ha il suo scopo, i suoi pro e i suoi contro

Immagine visibile

Su quest’altra immagine in bianco e nero, le nubi sono più o meno bianche in funzione della loro riflettività. Le nuvole basse e compatte sono ben visibili, mentre i cirri sono difficili da distinguere. Sul vicino Atlantico le piccole nubi a macchia di leopardo evidenziano la presenza di instabilità (aria fredda e instabile sopra il mare relativamente “caldo”).

Ufficio federale di meteorologia e climatologia MeteoSvizzera