Diversi studi commissionati dal Consiglio federale confermano che i criteri legali tesi a proteggere a lungo termine le indicazioni di provenienza svizzere adempiono il loro scopo. Generano un valore aggiunto per l’economia svizzera e portano a un calo degli utilizzi abusivi di tali indicazioni, soprattutto sul territorio nazionale. In un rapporto adottato il 18 dicembre 2020, il Consiglio federale individua tuttavia un margine di miglioramento nell’attuazione all’estero e nella gestione delle deroghe nel settore alimentare.

Dal 1° gennaio 2017 sono in vigore norme giuridiche per i prodotti e i servizi che i produttori intendono contrassegnare ad esempio con la croce svizzera o la designazione “Swiss made”. Tali norme sono volte a meglio proteggere il marchio “Svizzera” dagli abusi e a garantire a lungo termine un importante vantaggio concorrenziale delle imprese che producono in Svizzera.

Ogni anno la legislazione “Swissness” frutta all’economia nazionale svizzera oltre un miliardo di franchi

Diversi studi condotti da uffici di consulenza e da istituti di ricerca indipendenti dimostrano che, nel complesso, la legislazione “Swissness” ha un effetto moderatamente positivo sull’economia svizzera. Il beneficio economico netto della revisione di legge, ossia dopo detrazione dei costi sostenuti per l’adempimento dei criteri legali, è pari ad almeno lo 0,2 per cento della performance economica annua (prodotto interno lordo). In cifre assolute, ciò corrisponde a circa 1,4 miliardi di franchi all’anno, ovvero 163 franchi per abitante. Questo dato include anche gli effetti indiretti, poiché oltre ai produttori, anche altri attori dell’economia, ad esempio i fornitori e gli esportatori, traggono vantaggio dalla nuova legislazione e contribuiscono al beneficio netto sopra menzionato.

Necessità di intervenire all’estero e nel settore delle derrate alimentari

Per quanto concerne l’attuazione della legislazione “Swissness”, sul territorio nazionale si osserva in tutti i settori un calo degli utilizzi abusivi delle indicazioni di provenienza svizzere, in parte anche grazie a una maggiore sensibilizzazione. Poiché le misure previste in Svizzera per lottare contro gli abusi non sono applicabili all’estero, la protezione delle indicazioni di provenienza fuori dalla Svizzera si rivela più difficile. Gli autori degli studi raccomandano pertanto di ampliare la rete di accordi bilaterali. Individuano inoltre margini di miglioramento negli ambiti dell’informazione e dell’attuazione del diritto in cooperazione con le associazioni e i rami dell’economia.

Secondo gli autori, le condizioni legali nei settori dell’industria e dei servizi non devono essere modificate. Vi è invece una certa necessità di intervenire nel settore delle derrate alimentari. Mentre l’importanza del marchio “Svizzera” è relativamente alta per la commercializzazione di derrate alimentari, le imprese sono piuttosto scettiche nei confronti dell’attuazione della “Swissness”. In questo contesto gli autori suggeriscono di usare quale criterio, come per i prodotti industriali, la creazione interna di valore aggiunto invece della quota di materie prime svizzere. Un simile criterio univoco per le derrate alimentari e i prodotti industriali era già stato proposto dal Consiglio federale in occasione dell’introduzione della legislazione. La proposta aveva tuttavia trovato pochi consensi, in particolare tra le organizzazioni agricole e dei consumatori nonché tra i produttori di derrate alimentari. In alternativa si propone di agevolare e rendere più trasparente la procedura per le deroghe nel settore delle derrate alimentari.

Il Consiglio federale non ritiene necessaria una revisione

Sulla base dei risultati degli studi condotti, il Consiglio federale giunge alla conclusione che la nuova legislazione “Swissness” ha raggiunto, nel complesso, il suo obiettivo. A suo avviso non sono quindi necessarie modifiche sostanziali del sistema. L’Istituto federale della proprietà intellettuale (IPI) e l’Ufficio federale dell’agricoltura (UFAG) esamineranno misure concrete laddove la valutazione ha individuato un potenziale di miglioramento. Nel settore delle derrate alimentari s’intende ad esempio adeguare nell’ordinanza la procedura per la concessione di deroghe e intensificare la cooperazione con i settori interessati.

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