Una distribuzione termica verticale anomala, ovvero l’aumento delle temperature con la quota invece che la diminuzione, viene chiamata inversione termica.

L’inversione termica è molto frequente in autunno e inverno. Generalmente la si trova in condizioni di alta pressione o anticicloniche. Gli anticicloni hanno una struttura e un comportamento esattamente contrario ai cicloni. Essi rappresentano una zona di alta pressione intorno alla quale i venti girano in senso orario (nell’emisfero nord). Nei loro centri non possono esserci grosse differenze bariche e quindi i venti sono generalmente assenti o deboli. In una zona di alta pressione le masse d’aria scendono lentamente dall’alto verso il basso (sussidenza) e defluiscono in senso orario negli strati bassi per distribuirsi nuovamente verso le zone di bassa pressione. Questo movimento impedisce lo scambio di aria fra gli strati, fenomeno che provoca stagnazione di umidità e inquinanti negli strati bassi.

L’aria fredda e pesante ristagna nei bassi strati, i cosiddetti laghi di aria fredda. La differenza di temperatura fra la pianura, le zone collinari o la montagna può essere notevole.

Le temperature in pianura erano decisamente inferiori a quelle misurate a media quota. La minima misurata il mattino a Magadino-Cadenazzo era di -3.8 gradi, mentre la minima a Locarno-Monti era di 2.6 gradi.

La differenza massima registrata finora fra queste due località è stata di 14.9 gradi, grazie alla presenza del vento da nord che non era ancora riuscito a “perforare” lo strato di aria fredda stagnante nei bassi strati.
Differenza di quasi 15 gradi in 164 metri di dislivello: questo valore è stato misurato il 5 gennaio 2013.

Mediamente le differenze massime annue, durante le inversioni termiche, si aggirano attorno a 11 gradi.

Ufficio federale di meteorologia e climatologia MeteoSvizzera