Il 13 novembre 2020 si è svolta una videoconferenza del Consiglio dei ministri di giustizia e degli affari interni dell’UE (Consiglio GAI). Visti i recenti attentati terroristici in Francia e Austria, la discussione si è concentrata sulla lotta contro il terrorismo in Europa. In una dichiarazione congiunta i ministri hanno sottolineato la necessità di un approccio globale. A tal fine occorre ad esempio rafforzare la protezione delle frontiere esterne, migliorare lo scambio di dati relativi a potenziali terroristi e intensificare la cooperazione delle autorità inquirenti. Durante l’incontro è inoltre proseguita la discussione sul nuovo patto sulla migrazione e l’asilo, avviata a ottobre.

A causa dell’attuale pandemia, l’incontro del Consiglio GAI si è nuovamente svolto in forma di videoconferenza. Il quinto anniversario degli attentati di Parigi e i recenti attentati terroristici evidenziano quanto resti importante la lotta contro il terrorismo in Europa. I ministri partecipanti concordano sulla necessità di un approccio comune, dato che gli Stati membri dell’UE e quelli associati a Schengen si trovano a dover affrontare le stesse sfide e movimenti terroristici violenti analoghi.

Anche la Svizzera ritiene che una stretta cooperazione in Europa è fondamentale per prevenire e combattere il terrorismo, ha affermato la consigliera federale Keller‑Sutter. Ha aggiunto che i contatti intrattenuti dall’attentatore di Vienna in Svizzera mostrano che la lotta al terrorismo può funzionare soltanto se si agisce di comune intento. Per questo motivo la Svizzera è interessata a partecipare alle discussioni dell’UE. È determinante ricevere e scambiare tempestivamente informazioni corrette e complete. I ministri concordano che le autorità competenti in Europa devono sapere chi entra e si muove nello spazio Schengen. I viaggi di potenziali terroristi o estremisti violenti costituiscono una grande sfida per le autorità preposte alla sicurezza. Gli sviluppi di Schngen in atto, quali il Sistema d’informazione Schengen (SIS), l’interoperabilità e l’estensione di Frontex con la trasformazione in Agenzia europea della guardia di frontiera e costiera, sono misure importanti per salvaguardare la libera circolazione nello spazio Schengen e garantire nel contempo un livello di sicurezza elevato.

Rafforzati gli strumenti per la lotta al terrorismo

Negli ultimi anni la Svizzera ha rafforzato in modo coerente e progressivo i propri strumenti per lottare contro il terrorismo. Dal 2017 il nostro Paese ha un Piano nazionale d’azione per prevenire e combattere la radicalizzazione e l’estremismo violento con misure appropriate. Nell’autunno 2020 il Parlamento ha adottato la legge federale sulle misure di polizia per la lotta al terrorismo (MPT), che mette a disposizione della polizia un numero maggiore di strumenti preventivi nei confronti delle persone che costituiscono una minaccia terroristica. Una revisione parziale del Codice penale (CP) ha inoltre permesso di potenziare gli strumenti penali. Il divieto dei gruppi «Al‑Qaida» e «Stato islamico» nonché delle organizzazioni associate è stato trasposto nel diritto permanente e la pena massima è stata aumentata da cinque a venti anni.

Proposta per un nuovo patto sulla migrazione e l’asilo

La videoconferenza si è svolta in due blocchi tematici. Nel blocco riguardante la proposta per un nuovo patto sulla migrazione e l’asilo la Svizzera è stata rappresentata dal segretario di Stato Mario Gattiker. La presidenza tedesca del Consiglio dell’UE prevede di raggiungere in occasione del Consiglio GAI del 4 dicembre un accordo sugli elementi centrali del patto. Il segretario di Stato Gattiker ha accolto con favore il fatto che per mezzo del patto la Commissione dell’UE intenda affrontare il tema migrazione con un approccio globale. Ha inoltre sottolineato che l’orientamento generale del patto e la posizione della Svizzera in merito alle questioni migratorie coincidono in molti ambiti, in particolare per quanto riguarda l’esigenza di procedure rapide alle frontiere esterne, il potenziamento della politica in materia di rimpatrio, il sostegno degli Stati membri particolarmente coinvolti e la protezione efficace delle frontiere esterne. In quest’ultimo ambito è fondamentale che il principio di non respingimento e i diritti fondamentali siano garantiti in qualsiasi momento. Il segretario di Stato Gattiker si è detto espressamente favorevole all’intenzione di Frontex di accertare se tali regole siano state violate.