Un mattino di violenza a Samnaun: i fatti del 13 novembre 2024
Era una mattina come tante per un bambino che si avviava a prendere il bus scolastico. Ma quel 13 novembre 2024, a Samnaun, nel canton Grigioni, si trasformò in un incubo. Un uomo lo aspettava sotto casa, armato di un’ascia da stuccatore. L’aggressione che ne seguì è ora al centro di un processo per tentato omicidio presso la corte regionale di Sent.
La Procura pubblica dei Grigioni definisce quanto accaduto un atto «estremamente brutale e crudele», premeditato nei dettagli e potenzialmente letale. Il bambino è sopravvissuto, ma secondo i magistrati si tratta di una mera questione di fortuna.
Chi è l’imputato e quale sarebbe il movente
L’uomo, che all’epoca dei fatti aveva 52 anni, risiedeva da solo in un appartamento a Samnaun dal 2008. Secondo quanto ricostruito dalla Procura, soffriva di un disturbo delirante che lo aveva convinto di essere vittima di un avvelenamento sistematico da parte di una famiglia del posto. Nella sua mente distorta, i vicini lo starebbero intossicando attraverso il sistema fognario e l’impianto di ventilazione dell’edificio, con l’obiettivo di impossessarsi della sua abitazione.
La magistratura sottolinea con forza che non esiste alcuna prova a supporto di questa convinzione. Si tratta, appunto, di un delirio. Tuttavia, per l’imputato quella certezza era reale al punto da spingere ad agire con violenza per «mandare un segnale» alla famiglia che riteneva responsabile delle sue sofferenze.
Ancora oggi, in aula, l’uomo ha confermato di credere in questa versione dei fatti. Ha dichiarato che la polizia non lo aveva preso sul serio quando aveva cercato di denunciare la situazione.
Come fu pianificata e eseguita l’aggressione
La mattina del 13 novembre, l’imputato avrebbe preparato l’attacco con una fredda lucidità, nonostante le sue condizioni mentali compromesse. Prima di uscire avrebbe consumato alcol e assunto dei sedativi. Si sarebbe poi recato in cantina, dove recuperò un’ascia da stuccatore, affilata su un lato e simile a un martello sull’altro. Uno strumento contundente e tagliente al tempo stesso.
Conoscendo le abitudini del bambino, sapeva che intorno alle 7.45 sarebbe passato di fronte alla sua abitazione per raggiungere la fermata del bus. Lo aspettò. Non appena il minore gli fu a portata di mano, lo afferrò e cominciò a colpirlo con l’ascia, mirando intenzionalmente alla testa e alla parte superiore del corpo.
L’aggressione non si fermò quando il bambino cadde a terra. Secondo l’atto d’accusa, l’uomo continuò a colpirlo anche una volta atterrato. In totale vennero inflitti almeno undici colpi, tre dei quali diretti alla testa. La Procura descrive l’azione come caratterizzata da grande impeto e da un notevole dispendio di energie fisiche.
Il soccorso e le condizioni del bambino
Il piccolo venne soccorso e trasportato in elicottero dalla Rega all’Ospedale cantonale di Coira. Nonostante la gravità delle ferite, sopravvisse all’aggressione. Per la Procura pubblica, tuttavia, questa è stata solo una questione di circostanze favorevoli: chiunque colpisca una persona alla testa con un’ascia con quella violenza, ha scritto la magistratura, non può ignorare la probabilità molto alta che i colpi risultino letali.
Secondo i magistrati, l’imputato era pienamente consapevole di questo rischio nel momento in cui agiva. Da qui l’accusa di tentato omicidio e non di lesioni gravi.
Dopo l’attacco: l’autodenncia e l’arresto
Al termine dell’aggressione, l’uomo tornò nel suo appartamento e vi rimase rinchiuso per alcune ore. Successivamente compì un gesto inaspettato: si autodenunciò alla polizia. Gli agenti lo arrestarono alle 11.30 dello stesso giorno, senza che opponesse alcuna resistenza. Lo aveva comunicato all’epoca la polizia cantonale dei Grigioni in un comunicato ufficiale.
Le dichiarazioni dell’imputato in aula
Davanti alla corte, l’uomo ha mostrato un atteggiamento ambivalente. Da un lato ha ribadito di credere ancora nella storia del presunto avvelenamento. Dall’altro ha riconosciuto, almeno in parte, la gravità del suo gesto:
- Ha definito il suo comportamento «terribile e spaventoso».
- Ha chiesto scusa al bambino.
- Ha precisato di volerlo ferire, non uccidere.
- Ha affermato di essere in uno stato di forte agitazione mentale al momento dei fatti.
- Ha dichiarato di ricordare solo cinque o sei dei colpi inflitti, senza sapere esattamente quando il bambino fosse caduto.
Ha poi concluso che, con la distanza del tempo, oggi non agirebbe più nello stesso modo.
Le richieste della Procura: pena e misura terapeutica
Sul piano sanzionatorio, la Procura pubblica ha formulato richieste significative. Intende chiedere una pena detentiva superiore a cinque anni, a cui si aggiunge la richiesta di una misura terapeutica stazionaria. Quest’ultima disposizione, prevista dal diritto penale svizzero, consente di sottoporre a trattamento psichiatrico in regime di internamento chi presenta disturbi mentali che aumentano il rischio di recidiva.
Il dibattimento si è svolto presso la corte regionale riunita a Sent. Le richieste concrete della magistratura sono state formulate nel corso dell’udienza odierna.
Un caso che solleva domande sulla tutela e la prevenzione
Questa vicenda mette in luce la difficoltà di intercettare in tempo individui con gravi disturbi psichiatrici che vivono isolati. L’imputato aveva cercato, a suo dire, di segnalare la situazione alle autorità, ma senza esito. Indipendentemente dalla fondatezza delle sue convinzioni deliranti, il caso apre interrogativi su come i sistemi di supporto sociale e psichiatrico possano agire prima che situazioni di questo tipo degenerino in tragedie. Un bambino ha rischiato la vita per qualcosa che non aveva fatto e che non avrebbe mai potuto fare. Questa resta la realtà centrale di questa storia.


