Un progetto rivoluzionario che parte dalla Svizzera italiana che potrebbe cambiare la gestione dei rifiuti ospedalieri in Europa, soprattutto dove il processo di raccoglimento e di smaltimento è meno regolamentato rispetto al nostro Paese. Si tratta di una idea sviluppata da USI (Università della Svizzera Italiana) e EOC (Ente Ospedaliero Cantonale) e da Valbenne SA, una prima a livello internazionale, che sicuramente avrebbe un interesse per gli ospedali retici. A detta di Innosuisse – Swiss Inovation Agency, si tratta di un progetto che rappresenta sia un’importante innovazione scientifica che un possibile business a livello nazionale e internazionale. Un paio d’anni fa l’idea aveva riscontrato l’interesse di un progetto Interreg, con il coinvolgimento di Lombardia, Piemonte, Trentino Alto Adige con USI, EOC e Valbenne SA a testimonianza della potenzialità a livello internazionale.

Il sistema, chiamato E-Waste, punta sul tracciamento del processo di smaltimento dei rifiuti clinici, al fine di ottimizzarlo. Sfrutta l’Internet delle Cose (Internet of Things) e si basa su una dotazione di antenne RFDI (sistema di identificazione a radiofrequenza). Quando il contenitore viene consegnato esso viene registrato e da lì parte un istoriato che precisa tutti i movimenti, per esempio il momento in cui entra in sala operatoria e l’istante in cui ne esce. Se il contenitore venisse “perso” nel corso del processo, scatterebbe l’allarme e si andrebbe a capire cosa è andato storto. Il tracciamento convenzionale del rifiuto sanitario avviene con documenti cartacei, le cosiddette bolle di scorta, con controlli incrociati tra i vari enti connessi (cantone, Confederazione e impresa di smaltimento). Con E-Waste i contenitori saranno registrati in automatico sin da quando arrivano all’ospedale, dove vengono pesati con un particolare metodo di pesatura. Sono poi seguiti nei loro movimenti sino a quando saranno consegnati per essere smaltiti, ivi compreso il tragitto. Grazie a E-Waste, si saprà in ogni momento dove si trovano.

Il sistema messo a punto dall’Università della Svizzera Italiana, dall’Ente Ospedaliero Cantonale e dall’azienda ticinese Valbenne SA, permette anche di raccogliere dei dati così da creare un centro di costi al fine di ottimizzare la tipologia e il peso dei contenitori in base ai rifiuti realmente prodotti, con vantaggi economici e ambientali. Inoltre è in fase di test, anche il rilevamento della radioattività residua presente nei rifiuti stessi, se questa fosse riscontrata in un contenitore si può intervenire isolandolo fino al suo declassamento. Un metodo del genere potrebbe diventare ancora più prezioso in caso di epidemia come l’ebola, in cui i rifiuti rischiano di essere potenzialmente pericolosi. In riferimento a questo esempio qualche tempo fa, all’ospedale Regionale di Lugano si è simulato un’ipotetica epidemia in collaborazione con l’impianto di termo valorizzazione ACR di Giubiasco e con la partecipazione di Valbenne SA come vettore, se ne aveva avuto il sospetto, per cui non è qualcosa di impossibile. Il Covid peraltro ce lo insegna, nulla è scontato nel campo medico e la prudenza è d’obbligo. E-Waste sarebbe in grado di andare a intervenire su dinamiche poco edificanti come la Terra dei Fuochi, perché impedirebbe che il turismo del rifiuto o il suo smaltimento improprio.

I primi collaudi del metodo si sono rilevati un successo e ora si aprono scenari legati all’automazione di diversi passaggi del processo di smaltimento e dell’ottimizzazione dello stesso. Il sistema verrà esteso a tutti gli ospedali EOC.

Il Grigioni non si faccia sfuggire questa occasione…