Il fallimento della Fonti San Bernardino apre un contenzioso con il Comune
Un progetto ambizioso, quello di riportare in vita la storica acqua minerale di San Bernardino, si è concluso con il fallimento della Fonti San Bernardino SA e ora alimenta un acceso scontro tra la società promotrice e il Comune di Mesocco. Al centro della disputa c’è una richiesta di risarcimento avanzata dal promotore per le opere eseguite durante il tentativo di rilancio del marchio. Una pretesa che le autorità comunali definiscono sproporzionata e che, stando alle dichiarazioni del sindaco, non trova alcuna disponibilità a essere accettata senza un confronto preventivo.
La posizione del Municipio: dialogo sì, ma alle proprie condizioni
Il sindaco di Mesocco, Mattia Ciocco, ha chiarito la posizione del Comune con parole nette. Pur riconoscendo che la società abbia effettivamente realizzato alcuni interventi sulle infrastrutture idriche — in particolare sulle condotte e sul sistema di captazione — il primo cittadino distingue nettamente tra opere di utilità pubblica e investimenti fatti esclusivamente nell’interesse commerciale del promotore.
«Prima di concordare qualsiasi riconoscimento, è indispensabile sedersi a un tavolo e valutare nel merito i lavori eseguiti», ha spiegato Ciocco, sottolineando che nessun rimborso automatico è all’ordine del giorno. La disponibilità a trattare non equivale, secondo il Municipio, ad accettare a priori le cifre richieste.
Il supporto offerto in partenza: capannone e concessione gratuiti
Le autorità locali hanno rivendicato con forza il proprio impegno iniziale a favore del progetto. Secondo quanto riferito dal sindaco, sia il Comune sia il Patriziato avevano messo a disposizione del promotore condizioni di favore per favorire il decollo dell’iniziativa:
- Utilizzo gratuito del capannone per avviare le operazioni di imbottigliamento, senza pagamento di affitto;
- Nessun corrispettivo richiesto per la concessione di captare l’acqua nella fase di lancio;
- Apertura a discutere una concessione pluriennale non appena fossero arrivate le garanzie richieste.
In cambio, il promotore avrebbe dovuto fornire le garanzie necessarie per il trasporto dell’acqua verso Hinterrhein e presentare il permesso edilizio per la costruzione di uno stabilimento produttivo in quella località. Impegni che, secondo il Municipio, non sono mai stati onorati.
Le accuse di immobilismo: il Comune dice che non erano stati informati
La vicenda si complica ulteriormente con le accuse di passività che il promotore avrebbe mosso alle istituzioni locali. Il sindaco Ciocco le ha respinte categoricamente, definendole «assolutamente false», e ha ricostruito la cronologia dei fatti in modo che rovescia completamente la narrativa accusatoria.
Stando alla versione del Comune, all’inizio del 2026 sono state le stesse autorità comunali a cercare un incontro con il promotore, avendo percepito voci negative sull’andamento del progetto. In quell’occasione, l’imprenditore avrebbe minimizzato le difficoltà, assicurando che stava lavorando per risolverle e che avrebbe aggiornato il Comune a breve. Invece, nessuna comunicazione successiva è arrivata.
La prima notizia ufficiale del tracollo è giunta attraverso il foglio ufficiale, con la pubblicazione della procedura di fallimento. Solo allora il Comune ha anche ricevuto la richiesta di indennizzo, che il sindaco ha definito sproporzionata rispetto a quanto effettivamente maturato.
Un capitolo chiuso, ma la sorgente resta disponibile
Con questo specifico interlocutore, la porta sembra definitivamente chiusa. Tuttavia, il Comune non intende rinunciare all’idea di valorizzare la sorgente di San Bernardino. Il sindaco Ciocco ha lasciato aperto uno spiraglio per il futuro, dichiarandosi disponibile ad avviare una trattativa seria qualora dovessero presentarsi nuovi promotori con le caratteristiche e le garanzie adeguate.
«È un bel progetto», ha affermato il primo cittadino, confermando che l’interesse per la risorsa idrica esiste e che il fallimento di questa esperienza non pregiudica la potenziale valorizzazione della fonte in futuro.
Una storia che insegna qualcosa sulla gestione dei progetti locali
Questa vicenda offre più di uno spunto di riflessione sulla complessità dei partenariati pubblico-privato nei piccoli comuni montani. Da un lato, c’è la volontà delle istituzioni di sostenere iniziative che valorizzino il territorio e le sue risorse naturali. Dall’altro, la necessità di definire con precisione obblighi, scadenze e garanzie reciproche fin dall’inizio, per evitare che, in caso di fallimento, rimangano aperte zone grigie difficili da risolvere.
Il caso della Fonti San Bernardino SA mostra come la buona volontà iniziale non basti: serve una struttura contrattuale chiara, che tuteli tanto l’investitore privato quanto la comunità locale, i cui beni — come l’acqua — restano risorse di interesse pubblico.
Nel frattempo, Mesocco guarda avanti: la sorgente c’è, il potenziale anche. Ora si aspetta un partner che sappia trasformare quella risorsa in un progetto concreto e sostenibile.


