Infertilità maschile: perché ancora troppi uomini arrivano tardi dal medico (e cosa si può fare)

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Un problema di coppia, non solo femminile

Quando una coppia non riesce ad avere un figlio, il percorso diagnostico parte quasi sempre dalla donna. È lei a prendere appuntamento dal ginecologo, a sottoporsi ai primi esami, a gestire l’ansia dell’attesa. L’uomo, invece, arriva spesso in un secondo momento — e non per caso. Dietro questo ritardo c’è qualcosa di più profondo dei semplici impegni o della distrazione: c’è un tabù culturale ancora molto radicato, quello che lega la fertilità maschile all’idea di virilità.

Eppure i dati sono chiari: in circa una coppia su due che fatica a concepire, la causa è riconducibile al partner maschile. Un dato che dovrebbe spingere gli uomini a farsi visitare senza esitazioni, ma che nella realtà scontra ancora con resistenze silenziose e difficili da abbattere.

Il peso dello sguardo abbassato: disagio e senso di colpa

Marina Bellavia, direttrice sanitaria e ginecologa specializzata in medicina della riproduzione, descrive con precisione quello che osserva in studio: uomini che entrano con lo sguardo basso, carichi di frustrazione e senso di colpa. Un vissuto emotivo complesso, spesso ingigantito dall’equazione sbagliata tra sterilità e mancanza di «mascolinità».

La realtà è molto diversa: l’infertilità non è una colpa, né una questione esclusivamente femminile o maschile. È, in tutti i sensi, una questione di coppia. Riconoscerlo è il primo passo per affrontarla in modo efficace.

Il counseling: uno spazio protetto per elaborare le emozioni

Accanto alla medicina, entra in gioco il counseling specializzato in medicina della riproduzione. Monica Trabalza, counselor in questo ambito, spiega come il suo lavoro aiuti la coppia a fare i conti con paure e sensi di colpa, in un ambiente privo di giudizi. Un contenitore emotivo sicuro, dove le emozioni possono essere esplorate senza filtri.

Un segnale incoraggiante: negli ultimi mesi si registra una tendenza positiva, con sempre più coppie che si presentano insieme alla prima consulenza. Ma il lavoro individuale resta essenziale, soprattutto per gli uomini. Trabalza sottolinea come lo spazio riservato al singolo permetta di affrontare rabbia, frustrazioni e paure che spesso non trovano posto nel dialogo di coppia.

Tra i falsi miti più frequenti c’è la preoccupazione che una diagnosi di infertilità comprometta la vita sessuale. Oppure la difficoltà ad accettare di avere una patologia che non ha mai dato sintomi — come la azoospermia, che può essere presente dalla nascita senza causare alcun dolore o disagio fisico.

Fattori di rischio: cosa si può cambiare

Non tutte le cause di infertilità maschile sono inevitabili. Molte dipendono dallo stile di vita e possono essere affrontate con modifiche concrete e misurabili. Tra i principali fattori di rischio modificabili:

  • Sovrappeso e obesità
  • Fumo di sigaretta
  • Consumo di cannabis
  • Abuso di alcol
  • Dieta ricca di carni processate e bevande zuccherate

Bellavia riporta casi concreti in cui il miglioramento dello stile di vita ha portato a un netto miglioramento della qualità degli spermatozoi — e in alcuni casi a gravidanze spontanee, anche quando il quadro iniziale sembrava particolarmente compromesso.

Esistono tuttavia cause non modificabili, di natura genetica o ormonale, che richiedono un approccio medico più strutturato. In ogni caso, la ginecologa invita a non avere paura: la maggior parte di queste problematiche può essere affrontata e risolta con il supporto degli specialisti giusti.

Alimentazione e fertilità: via i falsi miti

Sul fronte della dieta, circolano molte credenze errate. La ginecologa smonta con decisione l’idea di una «dieta della fertilità» specifica, così come l’utilità di eliminare glutine o lattosio in assenza di patologie diagnosticate: si tratta, in questi casi, di sacrifici inutili che non portano alcun beneficio reale.

Quello che conta è un’alimentazione varia ed equilibrata. Alcune indicazioni pratiche:

  • Verdure di colori diversi nel piatto, per garantire un apporto ampio di vitamine
  • Uso di spezie, grazie al loro potere antiossidante
  • Limitare alcol, carni processate e zuccheri aggiunti

I risultati di un cambiamento nello stile di vita non sono immediati. Gli spermatozoi si rigenerano in circa 72 giorni, quindi i benefici si possono osservare solo dopo circa tre mesi. Per questo, in presenza di uno spermiogramma alterato, gli esperti raccomandano di ripetere l’esame dopo questo intervallo di tempo, per valutare eventuali miglioramenti.

Quando rivolgersi agli specialisti

La regola generale suggerisce di consultare uno specialista dopo un anno di tentativi di concepimento senza risultato. Ma se la partner femminile ha più di 35 anni, è preferibile non aspettare così a lungo: in questo caso sei mesi sono già un tempo sufficiente per iniziare gli accertamenti.

L’approccio di coppia resta comunque quello più efficace: medico e partner allineati fin dall’inizio, con la possibilità di condividere le stesse informazioni nello stesso momento, evitando malintesi e disparità emotive.

Informazione e associazioni: il ruolo della consapevolezza

In questo contesto, la corretta informazione gioca un ruolo fondamentale. La nuova Associazione Infertilità con sede in Ticino si propone proprio di diffondere una cultura più aperta e consapevole sul tema, nell’interesse sia delle donne che degli uomini. Conoscere le proprie opzioni significa poter scegliere in modo autonomo e informato come gestire la propria fertilità.

Abbattere il tabù dell’infertilità maschile non è solo una questione medica: è una sfida culturale. E la strada passa dalla consapevolezza, dal dialogo e dalla volontà di affrontare insieme ciò che si tende ancora a nascondere.

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