Solar Express in Svizzera: quattro anni dopo, solo quattro cantieri alpini e obiettivi ridimensionati

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Il Solar Express rallenta: il bilancio di un programma ambizioso

Quando nel 2022 il Parlamento svizzero approvò il Solar Express, l’ambizione era chiara: sfruttare le altitudini alpine per produrre elettricità pulita, con un occhio particolare alla stagione invernale, il periodo in cui la Svizzera è storicamente più vulnerabile sul fronte energetico. L’obiettivo dichiarato era coprire circa il 3% del consumo annuo nazionale grazie ai grandi impianti fotovoltaici in quota. Quattro anni dopo, quella promessa si è scontrata con la realtà della montagna.

Oggi la Confederazione ammette che il contributo effettivo difficilmente supererà l’1%. Un dato che fotografa un programma che, pur non essendo fallito, procede a una velocità molto inferiore rispetto alle aspettative iniziali.

Sedrun Solar: un caso di successo (parziale)

Nel comune grigionese di Tujetsch, in Surselva, qualcosa di concreto è già in funzione. Sedrun Solar, a quasi 2.000 metri di quota, è oggi la prima grande centrale solare alpina operativa in Svizzera, anche se solo per metà della sua capacità complessiva. A completamento avvenuto, sarà in grado di soddisfare il fabbisogno elettrico di circa 6.500 economie domestiche.

Le condizioni in quota garantiscono rendimenti superiori rispetto agli impianti in pianura. L’impianto è stato concepito con una logica precisa: massimizzare la resa nei mesi freddi, grazie all’adozione di pannelli bifacciali capaci di catturare la radiazione solare su entrambe le superfici.

«L’irraggiamento sul retro del pannello può valere fino al 20% della produzione totale quando il terreno è innevato», spiega Ciril Deplazes, direttore generale di Energia Alpina, la società che gestisce l’impianto. I risultati dell’ultimo inverno hanno persino superato le previsioni.

Il progetto non sarebbe stato possibile senza i sussidi previsti dal Solar Express: su un investimento complessivo di 87 milioni di franchi, circa 50 milioni provengono da fondi federali, coprendo quasi il 60% dei costi.

Sul fronte nazionale: trenta progetti annunciati, quattro cantieri aperti

Il caso di Sedrun resta tuttavia un’eccezione. Su circa 30 progetti annunciati in tutta la Svizzera, solo quattro hanno effettivamente aperto un cantiere. Un numero che rende evidente quanto sia complessa la strada dall’annuncio alla realizzazione.

Frank Rutschmann, responsabile della sezione Energie rinnovabili dell’Ufficio federale dell’energia, individua le ragioni principali nel contesto fisico e infrastrutturale:

  • Venti forti e condizioni meteorologiche estreme in alta quota
  • Problemi legati all’accumulo di neve sulle strutture
  • Difficoltà di collegamento alla rete elettrica, spesso distante dai siti di produzione
  • Tempi e costi di realizzazione nettamente superiori alle stime iniziali

Questi fattori combinati hanno rallentato lo sviluppo dei progetti, rendendo l’offensiva solare alpina più difficile da tradurre in realtà operativa di quanto ci si aspettasse.

Ticino: due progetti in bilico tra burocrazia e opposizioni

Anche il Canton Ticino è coinvolto nel programma, con due iniziative che procedono però a velocità diverse e con ostacoli di natura molto diversa.

Il progetto più avanzato è il Parco solare alpino Duragno sul Monte Tamaro. Dopo una battuta d’arresto nel gennaio 2025 — quando il Tribunale amministrativo cantonale aveva annullato la precedente convenzione per l’utilizzo dei terreni patriziali — nell’agosto dello stesso anno è stato assegnato a un consorzio guidato da AIL il diritto di superficie per 60 anni. L’investimento previsto è di circa 46 milioni di franchi, con una capacità produttiva sufficiente per circa 4.000 famiglie. Il passaggio successivo è l’ottenimento della licenza edilizia.

In Leventina è invece pianificato l’Impianto fotovoltaico alpino Pontino, che si trova però a fronteggiare le obiezioni di diverse organizzazioni ambientaliste. Il sito prescelto ricade in un comparto paesaggistico protetto, e le opposizioni potrebbero allungare significativamente i tempi. Se il progetto riuscisse a superare questi ostacoli, potrebbe coprire il consumo di circa 3.000 economie domestiche.

Un cambio di strategia: dal tetto alpino ai tetti delle case

Di fronte a questi ritardi, la Confederazione sembra stia rivedendo le sue priorità. Senza abbandonare il fotovoltaico alpino, punta sempre di più sugli impianti installati sui tetti degli edifici, un segmento che mostra una crescita costante e più agevole da sviluppare sia sul piano tecnico che su quello autorizzativo.

Si tratta di una scelta pragmatica: i tempi di realizzazione sono più brevi, i costi più contenuti e le problematiche legate al paesaggio e all’ambiente sono generalmente meno critiche. Allo stesso tempo, la produzione invernale — il vero punto di forza degli impianti in quota — rimane una questione aperta che il fotovoltaico urbano difficilmente può risolvere da solo.

Un programma che cerca ancora la sua velocità di crociera

Il Solar Express non è un fallimento, ma nemmeno il successo rapido che molti si aspettavano. I numeri parlano chiaro: quattro cantieri su trenta annunciati, e un obiettivo di produzione che si è ridotto di due terzi rispetto alle ambizioni originali.

Ciò che emerge è che trasformare le vette svizzere in centrali elettriche richiede molto più di incentivi finanziari generosi. Servono soluzioni tecniche adeguate all’ambiente estremo, iter autorizzativi snelliti e un dialogo costruttivo con le comunità locali e le associazioni ambientaliste. Il caso di Sedrun dimostra che è possibile. Ma la strada è ancora lunga.

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