Inflazione in Svizzera: a settembre torna all’1%, trainata dall’energia e dai carburanti

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Settembre segna un’accelerazione dei prezzi in Svizzera

Dopo mesi di relativa calma sul fronte dei prezzi, la Svizzera registra a settembre un’inflazione all’1% su base annua, in salita rispetto allo 0,8% di agosto. È il livello più elevato dall’agosto del 2024, come confermato dall’Ufficio federale di statistica (UST). Su base mensile, l’Indice nazionale dei prezzi al consumo (IPC) si è invece mantenuto stabile a 101,5 punti, segnale che le spinte al rialzo e al ribasso si sono sostanzialmente bilanciate nel corso del mese.

Anche il cosiddetto «zoccolo dell’inflazione» — l’indicatore che esclude le componenti più volatili come prodotti freschi, stagionali, energia e carburanti — ha registrato un piccolo incremento, passando dallo 0,4 allo 0,5%. Un segnale che la pressione sui prezzi non riguarda solo le materie prime energetiche, ma inizia a permeare più in profondità nel paniere dei consumi.

Energia e trasporti: i settori che pesano di più

Il quadro mensile è il risultato di dinamiche contrapposte. Sul fronte dei rincari spicca in modo netto il comparto energetico: l’olio da riscaldamento ha fatto registrare un balzo dell’8,2% in un solo mese. In aumento anche benzina e diesel. A compensare parzialmente questi aumenti, i prezzi dei viaggi forfetari all’estero, del noleggio auto e del car sharing sono invece scesi, così come le tariffe alberghiere.

Su base annua il divario diventa ancora più evidente:

  • Olio da riscaldamento: +65% rispetto a settembre 2024
  • Diesel: +28,7%
  • Benzina: +19,9%

Tra le macro-categorie di spesa, i trasporti guidano la classifica dei rincari con un incremento del 3,6% annuo, seguiti da abitazione ed energia (+2,2%), dove gli affitti crescono dell’1,6%. In controtendenza, invece, abbigliamento e calzature (–1,9%) e alimentari (–1%), con il cioccolato che sorprende con un calo del 3,7%.

Il confronto con l’Europa: panieri diversi, impatti diversi

Per rendere comparabili i dati svizzeri con quelli europei, l’UST elabora anche l’Indice dei prezzi al consumo armonizzato (IPCA), basato su una metodologia comune ai Paesi dell’Unione europea. A settembre, l’IPCA elvetico si è attestato a +1,2% su base annua, con una lieve flessione rispetto ad agosto (–0,1%).

Il confronto con l’eurozona è interessante, ma va letto con cautela: ad agosto l’inflazione nell’area euro aveva raggiunto il 3,2%, un livello significativamente più alto. La differenza è in parte spiegata dalla composizione dei panieri: in Svizzera l’energia e i carburanti pesano poco più del 5% del totale, mentre nell’eurozona la quota si aggira intorno al 9%. Di conseguenza, lo shock sui prezzi energetici — che ad agosto aveva spinto i costi dell’energia nell’eurozona del 14,3% su base annua — si traduce in un impatto proporzionalmente minore sui prezzi al consumo svizzeri.

La Banca nazionale svizzera resta ferma allo 0%

In questo contesto, la Banca nazionale svizzera (BNS) ha scelto di non modificare il proprio orientamento di politica monetaria, lasciando il tasso guida invariato allo 0%. Si tratta del quinto esame trimestrale consecutivo senza variazioni, dopo una serie di sei tagli avviati nel 2024. La BNS considera la stabilità dei prezzi compatibile con un’inflazione compresa tra lo 0 e il 2%, una soglia che i dati attuali non superano.

Secondo GianLuigi Mandruzzato, senior economist di EFG, il dato di settembre «mantiene la media del terzo trimestre in linea con l’ultima proiezione della BNS e, in quanto tale, non aggiunge molta pressione sulla banca centrale affinché modifichi l’orientamento della sua politica monetaria». Un giudizio che, tuttavia, lascia spazio a qualche preoccupazione.

I rischi che guardano al futuro

L’analisi più approfondita dei dati suggerisce che qualcosa potrebbe cambiare nei prossimi mesi. Mandruzzato sottolinea come i prezzi interni, cresciuti dello 0,7% su base annua, sembrino iniziare a riflettere gli effetti della trasmissione dello shock energetico e dei prodotti importati sull’economia reale.

In particolare, i prezzi dell’energia hanno accelerato all’11,7% su base annua, trascinando al rialzo anche i beni importati (+2,1%). A questi fattori si aggiunge il recente deprezzamento del franco svizzero, che tende a rendere più cari i prodotti acquistati dall’estero. La combinazione di questi elementi, secondo l’economista, «rischia di mantenere il rincaro più alto e più a lungo rispetto alle ultime previsioni della BNS», a meno che la banca centrale non decida di intervenire riducendo il grado di accomodamento della propria politica monetaria.

Uno scenario da monitorare con attenzione

La fotografia di settembre 2025 descrive una Svizzera in cui l’inflazione resta contenuta rispetto agli standard europei, ma con segnali di pressione che meritano attenzione. Il caro-energia — con il suo effetto a cascata su trasporti, riscaldamento e beni importati — resta il principale fattore da monitorare nelle prossime rilevazioni. La BNS, per ora, sceglie la prudenza. Ma i dati dei prossimi mesi diranno se quella prudenza sarà sufficiente a mantenere l’equilibrio.

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