Un albero, trenta storie: la mela di Casa Tomé trova nuova casa
C’è qualcosa di straordinario nell’idea che un singolo albero da frutto, sopravvissuto nei secoli in un orto di montagna, possa oggi dare vita a trenta nuovi esemplari sparsi per i giardini grigionesi. È quanto sta accadendo in questi giorni attorno alla cosiddetta «Mela Casa Tomé», una varietà pomologica rarissima nata da un seme fortunato e custodita con attenzione da generazioni di abitanti della Val Poschiavo.
Un ritrovamento inaspettato nel 2014
La storia ha inizio durante una mostra dedicata ai tradizionali frutteti e terrazzamenti coltivati della Valle, conosciuti in dialetto come bröi e runchet. Era il 2014 quando il pomologo esperto Gaudenz Zanetti si trovò davanti a qualcosa di insolito: le mele provenienti dall’orto di Casa Tomé, una proprietà situata a 1.350 metri di quota, appartenevano a una varietà del tutto sconosciuta alla letteratura scientifica.
Non si trattava di una cultivar selezionata in laboratorio o ottenuta attraverso incroci controllati. Quell’albero era nato spontaneamente da un seme, cresciuto in modo del tutto naturale, e nei secoli era diventato una risorsa preziosa per chi abitava quella casa: i suoi frutti contribuivano all’autosufficienza alimentare della famiglia. Un patrimonio botanico nascosto, sopravvissuto quasi per caso.
Il lavoro di tre anni: dall’innesto alla messa a dimora
Dopo il riconoscimento della sua unicità, si è aperta la fase più delicata: preservare e moltiplicare questa varietà prima che scomparisse. A farsi carico del progetto è stata Martina Menghini-Cortesi, titolare dell’azienda agricola Al Murel. Il lavoro ha richiesto pazienza e competenza: circa tre anni fa, nella primavera successiva alle prime prenotazioni, Menghini-Cortesi ha prelevato delle marze — ovvero porzioni di rami — dall’unico esemplare esistente di Casa Tomé.
Queste marze sono state innestate su portainnesti compatibili e poi coltivate con cura per tutto il tempo necessario affinché i giovani alberi si rafforzassero abbastanza da poter essere trapiantati. Un percorso lungo, che richiede attenzione costante e una buona dose di esperienza vivaistica.
Parallelamente, alcune marze sono state inviate al Kantonale Forstgarten, il Vivaio forestale cantonale di Rodels, dove si sono effettuati ulteriori innesti per ampliare la disponibilità della varietà e garantirne la conservazione anche in contesti istituzionali. In questi anni, la «Mela Casa Tomé» è stata ufficialmente registrata nell’elenco delle varietà pomologiche grigionesi, un riconoscimento importante per la sua identità culturale e territoriale.
Il ritiro degli alberi: un momento simbolico
In questi giorni i circa trenta acquirenti che avevano prenotato il proprio esemplare hanno potuto finalmente ritirarlo direttamente presso Casa Tomé. Un momento che ha un valore simbolico evidente: ogni albero riparte dal luogo da cui proviene, portando con sé un pezzo di storia del territorio valposchiavino.
Insieme alla pianta, ogni acquirente ha ricevuto anche le istruzioni tecniche necessarie per piantare correttamente il melo e prendersene cura nel tempo. Un gesto di responsabilità condivisa: chi acquista non riceve solo un albero, ma si fa custode di una varietà che fino a pochi anni fa esisteva in un unico esemplare al mondo.
Biodiversità a rischio: perché salvare le varietà locali
Dietro questa iniziativa c’è una riflessione più ampia, promossa dalla Fondazione Musei Valposchiavo e dal Polo Poschiavo, che hanno sostenuto il progetto con l’obiettivo duplice di preservare la varietà e sensibilizzare l’opinione pubblica.
Il messaggio è chiaro: l’omologazione e la standardizzazione delle colture agricole comportano un rischio reale. Quando si privilegiano soltanto le varietà più produttive, resistenti o commercialmente appetibili, si condannano all’oblio secoli di selezione naturale e adattamento locale. Varietà come la «Casa Tomé» non nascono nelle serre di un centro di ricerca, ma emergono dal rapporto quotidiano tra persone e territorio, da una cura tramandata di generazione in generazione.
- La mela «Casa Tomé» non è adatta alla grande distribuzione commerciale
- Ha una conservabilità limitata, caratteristica comune a molte varietà antiche
- È particolarmente indicata per la produzione di succhi o per l’utilizzo in cucina
- Il suo valore risiede nell’unicità genetica e nel legame con il territorio grigionese
Una rarità che vale la pena coltivare
Proprio perché non è una mela di massa, la «Casa Tomé» assume un valore ancora più speciale. I trenta acquirenti che oggi la stanno piantando nei propri giardini non stanno semplicemente aggiungendo un albero al loro verde. Stanno contribuendo, concretamente, a mantenere in vita una varietà che altrimenti rischierebbe di estinguersi con la scomparsa dell’esemplare originale.
Questo tipo di progetto dimostra come la conservazione della biodiversità vegetale possa passare anche attraverso gesti semplici e individuali, come piantare un albero nel proprio giardino. Non servono grandi istituzioni o risorse enormi: basta la volontà di custodire qualcosa di prezioso, tramandarla e darle la possibilità di crescere.
La «Mela Casa Tomé» è oggi molto più di un frutto: è un simbolo di resilienza, identità locale e rispetto per la natura. E in trenta nuovi angoli di terra grigionese, sta per mettere radici.


