Nel 2020 il numero totale di aperture di procedure di fallimento nei confronti di società e di persone è sceso del 6,6% rispetto al 2019. In termini regionali, il calo più sensibile è stato osservato in Ticino (–18,2%). Le chiusure di procedure di fallimento hanno registrato una diminuzione simile a quella delle aperture. Un calo più marcato è invece stato registrato per le procedure di esecuzione. È quanto emerge dagli ultimi risultati della statistica delle esecuzioni e dei fallimenti realizzata dall’Ufficio federale di statistica (UST).

Nel 2020, il numero di procedure di fallimento aperte nei confronti di società e di persone ai sensi della legge federale sulla esecuzione e sul fallimento (LEF) ammontava a 12 912, segnando una diminuzione di 928 casi rispetto al 2019 (13 840 casi). I risultati restituiscono una visione parziale nella misura in cui non comprendono le procedure di scioglimento di società per lacune nell’organizzazione (art. 731b CO), il numero delle quali è a sua volta calato nel periodo in esame.

Aumenti solo in quattro Cantoni

In quanto al numero di chiusure di procedure di fallimento, inclusi gli scioglimenti ai sensi dell’art. 731b CO, la flessione osservata nel 2020 (–946 casi) è quasi dello stesso ordine di grandezza del calo del numero di procedure di fallimento aperte.

Rispetto al 2019, in tutte le Grandi Regioni si è verificata una contrazione del numero di aperture di procedure di fallimento, compresa in un intervallo che va dal –2,8% nella Svizzera nordoccidentale al –15,9% in Ticino. Se si considerano i Cantoni, sono Glarona (–26,6%) e i Grigioni (–24,0%) a segnare le flessioni più marcate. In termini assoluti, i cali maggiori sono stati registrati dai Cantoni Ticino, Ginevra e Vaud (oltre 100 casi in meno rispetto all’anno precedente). Solo quattro Cantoni, tra i quali Lucerna (+32 casi) e Obvaldo (+15 casi), hanno rilevato un aumento del numero di aperture di fallimento. 

Risultati da interpretare con prudenza

Questi risultati vanno considerati con una certa prudenza. Infatti, poiché nel 2020 il prodotto interno lordo (PIL) ha segnato il calo più consistente dal 1975 a questa parte, ci si sarebbe potuti aspettare un’ondata di procedure di fallimento contro società e persone. Tuttavia i risultati mostrano al contrario una flessione del numero di fallimenti aperti nell’anno in rassegna. 

Vari sono i fattori che possono spiegare questo apparente paradosso. La ragione principale dipende dalle autorità. Il Consiglio federale ha preso molto presto la decisione di sospendere temporaneamente l’obbligo per le imprese di avvisare il giudice in caso di indebitamento eccessivo. Inoltre, ha permesso alle PMI di chiedere una «moratoria COVID-19», fornendo aiuti finanziari per i casi di rigore. Queste misure sono state adottate in particolare per evitare un’ondata di fallimenti.

In tale contesto è quindi difficile sapere come interpretare correttamente le cifre del 2020. Poiché le ripercussioni economiche della pandemia sul numero di fallimenti si estenderanno oltre il 2020, è opportuno aspettare le cifre del 2021 o addirittura del 2022, per capire meglio l’ampiezza dell’impatto della pandemia sul tessuto economico svizzero e, più precisamente, sul numero di fallimenti.

Aumento eccezionale della somma delle perdite finanziarie

L’ammontare delle perdite finanziarie risultanti da procedure di chiusura di fallimenti ordinarie e sommarie (comprese quelle relative agli scioglimenti ai sensi dell’art. 731b CO) è nettamente superiore a quello del 2019. Nel 2020 queste perdite ammontano a 8,2 miliardi di franchi, ossia un valore di 3,6 volte superiore rispetto al 2019. Tale importo, un record dall’inizio delle rilevazioni, va però relativizzato. E lo spiega un singolare caso di procedura di fallimento aperto circa 16 anni fa e chiuso solo nel 2020.

Questa procedura di fallimento particolarmente lunga, che si è conclusa con una perdita di 6,5 miliardi di franchi, è una delle più rilevanti della storia del nostro Paese. Senza questo caso, le perdite finanziarie risultanti da fallimenti chiusi nel 2020, anno caratterizzato dalla crisi economica indotta dalla pandemia di COVID-19, si situerebbero a un livello inferiore del 30% rispetto a quello del 2019 (2,3 mia. fr.).

Calo delle esecuzioni

La situazione di crisi sanitaria ha avuto un impatto significativo anche sul numero di procedure di esecuzione avviate o eseguite nel nostro Paese. Nel 2020 si annovera infatti un numero minore di precetti esecutivi (2,6 mio., ovvero il 13,3% in meno rispetto al 2019), di pignoramenti (1,5 mio.; –11,8%) e di realizzazioni (653 000; –5,6%).