NoPlace a Maloja: quando l’arte non ha confini né gerarchie, solo incontri

- Immagine con possibile rappresentazione grafica a fini illustrativi -

Maloja diventa palcoscenico di un’arte senza confini

Non una mostra tradizionale, non un festival convenzionale. Quello che ha animato Maloja, nello spartiacque tra l’Alta Engadina e la Val Bregaglia, è qualcosa di difficile da classificare: si chiama NoPlace ed è arrivato in Svizzera per la prima volta, nell’ambito delle iniziative collaterali alla Biennale Bregaglia 2026.

L’evento, giunto alla sua quinta edizione, ha visto la partecipazione di 246 artisti — su quasi 300 che avevano confermato la presenza — distribuiti tra strade, sentieri e luoghi simbolici del territorio. Una manifestazione che ha saputo fare del luogo stesso la propria tela, senza bisogno di allestimenti, cataloghi o gallerie.

Che cos’è NoPlace e da dove nasce

Il progetto ha preso forma nel 2015 grazie all’artista italiano Umberto Cavenago, ideatore e promotore dell’iniziativa insieme a Ermanno Cristini e Giancarlo Norese. Nel tempo si sono aggiunti anche Ilaria Caldirola e Roberto Pacchioli, contribuendo a consolidare un format oggi riconoscibile nel panorama artistico europeo.

Il punto di partenza è stato Monza, da cui l’evento si è spostato progressivamente verso altre città della Lombardia e della Liguria, fino ad approdare per la prima volta oltre confine, nella Svizzera italiana dei Grigioni.

A descriverne l’essenza è lo stesso Cavenago: NoPlace è al tempo stesso inclusivo — chiunque può ricevere un invito — ed esclusivo, perché una volta esauriti i posti disponibili non si ammettono eccezioni. Libertà entro regole ben definite: questa è la sua natura.

Un modello rizomatico: nessuna gerarchia, solo fiducia

Il cuore di NoPlace è la sua struttura organizzativa, mutuata dal concetto botanico e filosofico di rizoma. In questo schema:

  • ogni partecipante è contemporaneamente artista e curatore
  • ognuno può invitare altri artisti, fino a un massimo di 41 persone per gruppo
  • non esiste una gerarchia centrale né un controllo dall’alto
  • l’unico strumento di gestione è la negoziazione reciproca, fondata su accettazione e fiducia

Questo approccio sovverte le logiche tradizionali del mondo dell’arte, dove i ruoli — curatore, artista, visitatore — sono rigidamente separati. Qui le frontiere si dissolvono, e ciò che emerge è il frutto dell’interazione spontanea tra le persone e il contesto in cui si trovano.

I luoghi di Maloja come spazi d’incontro

Nonostante il nome suggerisca l’assenza di luoghi, l’edizione svizzera ha coinvolto numerosi spazi del territorio: dal garage della sciovia Aela all’Hotel Kulm, dall’Hotel Schweizerhaus al centro Salecina, dalla torre Belvedere con la sua riserva naturale alle chiese bianca, cattolica e protestante, fino alla palestra comunale e alla diga di Orden.

In questi spazi, gli artisti non disponevano di aree espositive assegnate. I visitatori, dal canto loro, non entravano con aspettative precise. Ne è nato un mosaico di esperienze: bandiere issate, racconti condivisi, biografie narrate, processi creativi avviati sul momento, semplici caffè offerti come gesto artistico. Qualcuno ha messo al centro se stesso, qualcuno ha trasformato l’incontro in opera d’arte, qualcuno ha seminato processi destinati a crescere nel tempo.

Da Grigioni a New York: chi erano i partecipanti

La rete costruita attorno a NoPlace ha dimostrato una portata sorprendente. Tra i 246 presenti a Maloja figuravano artisti con carriere istituzionali di rilievo internazionale: presenti alla Biennale di Venezia, al Museum of Modern Art di New York, in istituti d’arte di Tokyo e Washington, vincitori di premi internazionali. Accanto a loro, bambini, abitanti del luogo e persone lontane dal circuito artistico ufficiale.

Il modello reticolare ha unito realtà geograficamente distanti: Grigioni, Ticino e Lombardia si sono ritrovati fianco a fianco con Parigi, Berlino e New York. Il requisito per partecipare non era la notorietà, ma la disponibilità all’incontro.

La piattaforma online del progetto ha facilitato i contatti, offrendo l’elenco completo dei partecipanti e i loro recapiti, permettendo a chiunque di seguire un artista specifico o di entrare in contatto direttamente prima dell’evento.

Un esperimento sociale oltre che artistico

La curatrice della Biennale Bregaglia 2026, Anna Radaelli, ha lavorato per convincere la comunità locale ad abbracciare questa formula inedita, ottenendo una risposta positiva sia dagli abitanti che dalle istituzioni del territorio.

L’assenza di un piano prestabilito, di responsabili centrali e di garanzie certe ha generato reazioni diverse: per alcuni è stato un limite difficile da accettare, per altri una libertà stimolante. Davide Fogliata, presidente di Progetti d’arte in Val Bregaglia, ha sintetizzato così la filosofia dell’evento: una quota di rischio non deve impedire di mettersi in gioco.

NoPlace non ambisce all’esaustività né alla replicabilità perfetta. Ogni edizione è un organismo a sé, che vive della qualità degli incontri, della curiosità reciproca tra artisti e comunità, e della fertilità del contesto che lo accoglie. L’edizione di Maloja ha dimostrato che anche un piccolo villaggio alpino può diventare, per un giorno, uno dei centri dell’arte contemporanea mondiale — senza bisogno di muri su cui appendere nulla.

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