Un ritorno atteso dieci anni: la Rhaetia 1889 torna a vapore
C’è un filo sottile ma resistente che attraversa più di un secolo di storia ferroviaria svizzera, e passa proprio attraverso una piccola locomotiva a vapore nera. La Rhaetia 1889, come viene chiamata con affetto dagli appassionati, ha finalmente ripreso il suo posto sui binari della Ferrovia Retica dopo quasi dieci anni di inattività forzata. Un momento atteso, celebrato e fortemente voluto da centinaia di persone in tutto il mondo.
L’ultima volta che questa macchina aveva mosso le ruote risaliva al 2014. Da allora, il silenzio. Ma dietro a quel silenzio si nascondeva un lavoro enorme, paziente e appassionato: un restauro completo che ha richiesto anni di pianificazione, competenze specialistiche e soprattutto risorse economiche difficili da reperire.
Una delle locomotive più antiche della Svizzera
Non si tratta di un semplice pezzo da museo. La Rhaetia 1889 è classificata tra le dieci locomotive più antiche ancora esistenti in Svizzera, una distinzione che ne sottolinea il valore storico e culturale. Le associazioni Historic RhB e Club 1889, che hanno seguito da vicino l’intero percorso di recupero, la descrivono come un patrimonio collettivo da preservare per le generazioni future.
La sua storia affonda le radici nella nascita stessa della Ferrovia Retica, una delle reti ferroviarie alpine più famose al mondo, oggi riconosciuta come Patrimonio dell’Umanità dall’UNESCO. Vedere questa locomotiva tornare in vita significa, in un certo senso, toccare con mano le origini di quel percorso straordinario.
Cosa è stato restaurato: caldaia, telaio e molto altro
Quando nel 2014 la Rhaetia 1889 si fermò per l’ultima volta, era già chiaro a tutti che non si trattava di una sosta ordinaria. Le condizioni della macchina richiedevano interventi profondi e non rinviabili. In particolare, erano stati individuati problemi seri in diverse componenti strutturali:
- Il focolare rivettato in rame, elemento fondamentale per la produzione del vapore, era gravemente danneggiato
- La caldaia con i tubi dell’acqua necessitava di una revisione completa
- Il telaio mostrava segni evidenti di usura e deterioramento
- Le ruote dovevano essere sostituite o profondamente revisionate
Ogni singolo intervento richiedeva competenze artigianali di altissimo livello, spesso difficili da trovare anche in un Paese con una tradizione manifatturiera come la Svizzera. Non si trattava di riparare una macchina qualunque, ma di riportare in vita un oggetto storico rispettando materiali, tecniche e proporzioni originali.
Un milione di franchi raccolto in undici Paesi
La vera sfida, però, non era tecnica: era economica. Trovare i fondi necessari per un restauro di questa portata ha richiesto creatività, determinazione e una rete di sostenitori straordinariamente ampia. Il Club 1889 di Samedan e l’associazione Dampffreunde der Rhätischen Bahn di Bonaduz hanno lanciato una campagna di raccolta fondi che ha superato ogni aspettativa.
Il risultato? Donazioni provenienti da undici Paesi diversi, per un totale che ha superato il milione di franchi svizzeri. Un traguardo notevole, che testimonia quanto questo patrimonio ferroviario sia sentito non solo a livello locale o nazionale, ma su scala internazionale. Appassionati di storia ferroviaria, amanti delle Alpi, turisti che hanno viaggiato sulla Ferrovia Retica nel corso degli anni: tutti hanno contribuito, a modo loro, a riportare la Rhaetia sui binari.
L’aspetto originale del 1889, fedelmente ricreato
Uno degli aspetti più affascinanti di questo restauro riguarda l’estetica della locomotiva. I tecnici e i restauratori si sono impegnati a riportare la macchina il più vicino possibile al suo aspetto originale del 1889, l’anno in cui venne consegnata per la prima volta. Il risultato è visivamente straordinario:
- Carrozzeria interamente verniciata di nero elegante, come nella tradizione ferroviaria dell’epoca
- Fasce del telaio in colore metallico, che creano un contrasto raffinato con il fondo scuro
- Decorazioni rosse dipinte a mano, un dettaglio artigianale che richiama la cura estetica tipica del periodo
Ogni scelta cromatica e decorativa è stata studiata sulla base di documenti storici, fotografie d’epoca e testimonianze, per garantire la massima fedeltà possibile all’originale. Il risultato non è solo un trionfo della tecnica, ma anche un omaggio all’arte e al gusto di fine Ottocento.
Una festa per chi ha creduto nel progetto
Il ritorno della Rhaetia 1889 non è stato celebrato solo come un evento tecnico o museale. Per tutte le persone che hanno lavorato al restauro, per i volontari delle due associazioni, per i donatori sparsi nel mondo, si è trattato di un momento di vera emozione collettiva. Anni di impegno, sacrifici e attesa si sono condensati nel momento in cui la piccola locomotiva nera ha ricominciato a muoversi sui binari.
La Ferrovia Retica, con i suoi viadotti mozzafiato e i suoi tunnel scavati nella roccia alpina, ha ritrovato uno dei suoi simboli più autentici. Un pezzo di storia che non rimane congelato in una teca, ma torna a vivere nel modo più appropriato: in movimento, su rotaia, con il vapore che sale verso il cielo delle Alpi svizzere.
Il significato di preservare il patrimonio ferroviario storico
La storia della Rhaetia 1889 offre una riflessione più ampia sull’importanza di conservare il patrimonio industriale e ferroviario. In un’epoca in cui la tecnologia avanza rapidamente e il passato rischia di essere dimenticato, iniziative come questa dimostrano che esiste ancora una comunità globale disposta a investire tempo, denaro ed energie per non perdere le tracce della propria storia.
Il successo del fundraising internazionale è forse il segnale più eloquente: il patrimonio ferroviario alpino appartiene a tutti, e in molti sono pronti a difenderlo. La Rhaetia 1889 ne è la prova più bella.

