BERNA – Crescono le ombre sull’acquisto dei jet da combattimento F-35 da parte della Svizzera. Secondo un’inchiesta della SRF, i costi dell’operazione – approvata nel 2020 con uno stretto margine del 50,1% dei voti – rischiano di sforare di almeno 1,3-1,5 miliardi di franchi, ben oltre i sei miliardi previsti inizialmente.
Il tema è tornato di stretta attualità dopo la presentazione della nuova strategia per gli acquisti militari illustrata dal consigliere federale Martin Pfister. Il piano prevede che il 60% degli investimenti resti in Svizzera e un altro 30% venga assegnato a partner europei. Ma a preoccupare è proprio quel 10% destinato agli Stati Uniti, il pacchetto più costoso e controverso: l’acquisto degli F-35 della Lockheed Martin, il più grande investimento militare mai effettuato dalla Confederazione.
Il prezzo fisso non sarebbe garantito
Nel 2020, l’ex ministra della Difesa Viola Amherd aveva promesso un prezzo fisso, dichiarazioni confermate anche da rappresentanti americani. Tuttavia, secondo fonti interne citate dalla SRF, tale prezzo non risulta giuridicamente vincolante. Il giornalista Beni Gafner, specializzato in questioni militari, sostiene che Amherd fosse consapevole dei possibili aumenti già nell’estate 2024, ma che il Consiglio federale ne sia stato informato solo mesi dopo.
Washington spinge per rincari
Le pressioni arriverebbero direttamente dagli Stati Uniti, che giustificano il rialzo dei costi con l’aumento delle spese di produzione. La vicenda è talmente delicata da aver costretto il Dipartimento federale della difesa a convocare vertici riservati con gli altri membri del governo.
Pfister: «Pronti a comunicare se il prezzo cambierà»
Interpellato dal Parlamento, il ministro Pfister ha ribadito che per la Confederazione il prezzo degli F-35 «resta fisso». Tuttavia, ha lasciato spazio a possibili aggiornamenti: «Se dovessero emergere cambiamenti, li comunicheremo». Parole che alimentano i dubbi sulla tenuta dell’accordo.
Nel frattempo, a Berna si spera in un intervento da parte di Washington per contenere i costi e rinegoziare con Lockheed Martin, nella consapevolezza che un aumento dell’esborso potrebbe infiammare ulteriormente il dibattito politico interno.




