La Confederazione rivede le norme sul lupo, ma i Grigioni chiedono di più
La gestione del lupo in Svizzera torna al centro del dibattito istituzionale. Il Consiglio federale ha avviato una revisione legislativa — attualmente in fase di consultazione — che punta a rendere più flessibile la regolamentazione degli abbattimenti di lupi problematici, allentando alcuni dei limiti temporali e territoriali oggi in vigore. Una direzione apprezzata dal Governo cantonale grigionese, che tuttavia considera le modifiche proposte ancora insufficienti rispetto alle esigenze concrete del territorio.
Secondo la proposta federale, in futuro sarà possibile abbattere lupi problematici anche all’interno delle bandite federali di caccia, a determinate condizioni. Inoltre, singoli esemplari appartenenti a un branco potranno essere abbattuti anche nel periodo compreso tra febbraio e maggio, mesi finora esclusi da questo tipo di intervento.
Il punto di vista del Governo dei Grigioni
L’esecutivo cantonale ha accolto con favore il cambiamento di rotta della Confederazione, definendo positiva l’evoluzione nella gestione della specie. Tuttavia, nella propria presa di posizione ufficiale, ha sottolineato con chiarezza che il progetto rimane troppo vincolato da procedure amministrative complesse e da tempistiche che, in situazioni di emergenza, rischiano di rivelarsi inadeguate.
Il nodo principale riguarda le bandite federali di caccia. Il Governo grigionese concorda sulla necessità di consentire gli abbattimenti in queste aree, ma non condivide le modalità previste dalla Confederazione. Il motivo è semplice: i lupi e i loro branchi non si fermano ai confini amministrativi. I danni agli alpeggi spesso si verificano sia all’interno sia all’esterno delle bandite, e ignorare quelli avvenuti fuori da questi perimetri significherebbe ottenere un quadro parziale e potenzialmente fuorviante della situazione.
La posizione federale, al contrario, prevede di autorizzare gli abbattimenti solo quando si siano registrati danni ripetuti su alpeggi protetti all’interno delle bandite, escludendo dal conteggio gli episodi avvenuti nelle zone limitrofe. Per i Grigioni questa limitazione è inaccettabile, poiché non rispecchia la realtà comportamentale dei branchi presenti sul territorio.
Il calendario degli abbattimenti: una questione di biologia
Un secondo punto di disaccordo riguarda la finestra temporale per gli abbattimenti di singoli lupi. La proposta federale prevede la possibilità di intervenire anche tra febbraio e maggio, un periodo biologicamente delicato: in questi mesi, gli esemplari adulti svolgono un ruolo cruciale nell’allevamento dei cuccioli nati in primavera.
Il Governo dei Grigioni solleva un problema pratico e scientifico: distinguere con certezza i singoli individui all’interno di un branco è operativamente difficile. Abbattere per errore un esemplare riproduttivo potrebbe compromettere la sopravvivenza dell’intera cucciolata e avere effetti non voluti sulla struttura del branco.
Per questi motivi, l’esecutivo cantonale propone di istituire un unico periodo di regolazione continuo, che vada dal 1° giugno al 28 febbraio. In questo modo si garantirebbe una finestra operativa sufficientemente ampia, escludendo però i mesi più critici per la riproduzione e la cura dei piccoli.
La mozione Regazzi: verso una soglia numerica per gli abbattimenti
Parallelamente alla revisione legislativa in consultazione, il dibattito parlamentare federale ha registrato un’altra novità significativa. Il Consiglio nazionale ha approvato una mozione presentata dall’onorevole Fabio Regazzi (Centro, Ticino), che chiede l’introduzione di una base legale per procedere agli abbattimenti in modo sistematico, una volta superata una soglia numerica definita di lupi presenti sul territorio.
L’obiettivo dichiarato è superare l’attuale sistema di autorizzazioni caso per caso, che secondo Regazzi si è dimostrato lento e poco efficace. La situazione attuale vede spesso gli allevatori in attesa di risposte per settimane o addirittura mesi, nel frattempo i danni alle greggi si moltiplicano e la pressione sulle aziende agricole cresce.
Con il via libera del Consiglio nazionale — il Consiglio degli Stati si era già espresso favorevolmente in precedenza — la proposta è ora nelle mani del Consiglio federale, che dovrà tradurla in una procedura concreta a livello di ordinanza, definendo sia le modalità di gestione sia le misure operative da attuare.
Un equilibrio difficile tra tutela e coabitazione
Il dibattito sulla gestione del lupo in Svizzera riflette una tensione strutturale tra due esigenze difficili da conciliare: la protezione di una specie che ha recuperato presenza sul territorio alpino e la salvaguardia delle attività di allevamento, che in aree come i Grigioni rappresentano una componente economica e culturale fondamentale.
Le richieste del Governo grigionese si possono sintetizzare in tre punti principali:
- Conteggiare i danni avvenuti sia dentro sia fuori le bandite di caccia ai fini delle autorizzazioni agli abbattimenti.
- Unificare il periodo di regolazione in un’unica finestra temporale, dal 1° giugno al 28 febbraio, per ragioni biologiche e operative.
- Ridurre il carico burocratico e accelerare i tempi di risposta nelle situazioni di predazione acuta.
La revisione legislativa è ancora in fase di consultazione: i prossimi mesi diranno se le istanze dei cantoni più direttamente coinvolti troveranno spazio nella versione definitiva del testo normativo.

