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Scoperto nel Canton dei Grigioni un tesoro di oggetti in bronzo risalente all’età del bronzo

Il Servizio archeologico dei Grigioni ha reso nota la scoperta di un ripostiglio di oggetti in bronzo risalenti all’età del bronzo nell’Oberhalbstein, Canton dei Grigioni. La scoperta è stata fatta nell’ambito del progetto di ricerca “CVMBAT” sulla campagna romana di conquista delle Alpi. Il ripostiglio, che consiste in 80 oggetti di bronzo, è il più grande e importante ritrovato nei Grigioni e presenta una stretta correlazione con una fondamentale via di transito attraverso le Alpi.

La scoperta è stata effettuata nell’autunno del 2022 sul versante sinistro della valle, ai piedi dell’insediamento preistorico di Motta Vallac, nei pressi di Salouf. Il luogo del ritrovamento si trova in zona “Vostga” ed è stato oggetto di scavi archeologici, documentazione e recupero degli oggetti. Gli oggetti sono stati rilevati in forma digitale e recuperati in una piccola fossa. Si tratta principalmente di aes rude (bronzo non lavorato) e di pezzi di rame grezzo, legati alla produzione di metallo nelle Alpi. Il ripostiglio conteneva anche falcetti, diverse asce, il frammento di una sega, monili ed elementi di abbigliamento dell’età del bronzo. Gli oggetti sono stati deposti sotto terra imballati in una cassa di legno e avvolti nella pelle.

Il ripostiglio risale alla tarda età del bronzo, vale a dire al XII/XI secolo a.C. e rappresenta una pratica comune dell’economia dell’età del bronzo: la deposizione e la “distruzione” selettiva di oggetti di valore in metallo. La scoperta del ripostiglio rappresenta un momento magico per l’archeologia grigionese e permetterà di acquisire vaste conoscenze della storia culturale, economica e paesaggistica dell’età del bronzo.

Il ritrovamento è stato possibile grazie alla perlustrazione sistematica e su vasta scala con metal detector del territorio intorno alla gola del Crap Ses da parte del Servizio archeologico dei Grigioni in collaborazione con numerosi altri attori coinvolti nel progetto di ricerca “CVMBAT”. La scoperta sottolinea il potenziale delle prospezioni archeologiche su vasta scala e la collaborazione con cercatori di metalli volontari.

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