Un’operazione antidroga nel cuore della provincia di Como
La Guardia di finanza di Como ha messo a segno un importante colpo contro il traffico di stupefacenti nella provincia lariana, ricostruendo un sistema di spaccio strutturato e radicato nel territorio da oltre due decenni. Al centro dell’inchiesta ci sarebbe una famiglia di origine marocchina, i cui componenti avrebbero gestito l’intera filiera della cocaina: dall’approvvigionamento alla distribuzione capillare sul territorio.
Le misure cautelari emesse dal giudice per le indagini preliminari di Como hanno colpito tre fratelli su quattro coinvolti nell’indagine: due sono stati portati in carcere, mentre il terzo si trova attualmente agli arresti domiciliari. Il quarto indagato è stato interrogato il 22 settembre insieme agli altri, ma non è stato destinatario di provvedimenti restrittivi.
Quattro mesi di attività illecita documentata
Il periodo monitorato dagli investigatori va da febbraio a giugno 2025, un arco temporale di circa quattro mesi durante il quale sarebbero state accertate la produzione e la vendita di oltre tremila dosi di cocaina. I profitti stimati superano i 120mila euro, una cifra che dà la misura del volume d’affari gestito dal gruppo.
L’indagine è stata avviata dai finanzieri del Gruppo di Ponte Chiasso, con il supporto specialistico del Servizio Centrale Investigazione Criminalità Organizzata. Una collaborazione che ha permesso di mappare con precisione i movimenti del gruppo e di raccogliere elementi sufficienti per richiedere e ottenere i provvedimenti cautelari.
La concessionaria come copertura per il traffico di droga
Il cuore operativo dell’organizzazione si trovava a Senna Comasco, dove uno dei fratelli gestiva una ditta attiva nel commercio di automobili usate. Secondo la ricostruzione degli inquirenti, il piazzale della concessionaria sarebbe servito come deposito e punto di smistamento della cocaina, nascosta in vani appositamente ricavati nei veicoli parcheggiati, inclusi i bocchettoni del carburante.
L’utilizzo di una flotta di circa cinquanta vetture con targhe prova avrebbe reso più difficile il tracciamento dei movimenti attraverso i sistemi di videosorveglianza presenti sul territorio. Un escamotage che, secondo gli investigatori, era funzionale a garantire una certa mobilità senza lasciare tracce facilmente riconducibili agli indagati.
Le zone di distribuzione
La rete di distribuzione si estendeva su diversi comuni della provincia:
- Como
- Capiago Intimiano
- Montorfano
- Lipomo
Le consegne avvenivano in luoghi concordati preventivamente, spesso sfruttando la mobilità garantita dal parco auto della concessionaria.
Cessioni nei pressi di scuole elementari
Uno degli aspetti più gravi emersi dall’indagine riguarda la vicinanza di alcuni punti di cessione agli istituti scolastici. In particolare, a Capiago Intimiano sarebbero stati fissati appuntamenti per la vendita di droga nei parcheggi adiacenti alla scuola primaria Giuseppe Verdi. Questo elemento ha portato alla contestazione dell’aggravante specifica prevista per chi spaccia in prossimità di luoghi frequentati da minori.
La circostanza aggrava ulteriormente il quadro accusatorio a carico degli indagati, già chiamati a rispondere di detenzione, trasporto e cessione di sostanze stupefacenti.
Documenti falsi per attivare SIM intestate ad altri
L’indagine ha fatto emergere anche un ulteriore profilo di illegalità. Il titolare della concessionaria avrebbe utilizzato, all’insaputa dei legittimi proprietari, copie di documenti d’identità appartenenti a clienti della sua attività commerciale per attivare schede telefoniche da impiegare nelle comunicazioni legate allo spaccio. Per questo motivo gli è stato contestato anche il reato di sostituzione di persona, in aggiunta alle accuse legate agli stupefacenti.
Un sistema, quello delle SIM registrate su falsa identità, ampiamente utilizzato nel mondo del narcotraffico per rendere più difficile il monitoraggio delle comunicazioni da parte degli investigatori.
Perquisizioni e operazioni sul campo
In parallelo all’esecuzione delle misure cautelari, sono state condotte perquisizioni in diverse località della provincia: Como, Capiago Intimiano e Senna Comasco. Le operazioni hanno visto l’impiego di unità cinofile addestrate alla ricerca di sostanze stupefacenti, personale specializzato del reparto Anti Terrorismo – Pronto Impiego (A.T.P.I.) e un elicottero del Reparto Aeronavale Lombardia, a conferma dell’entità e della complessità dell’intervento.
La presunzione di innocenza resta garantita
È importante sottolineare che le misure cautelari rappresentano uno strumento di indagine adottato sulla base degli elementi raccolti fino a questo momento: per tutti gli indagati vale il principio della presunzione di innocenza fino all’eventuale pronuncia di una sentenza definitiva passata in giudicato. Il procedimento è ancora nelle sue fasi preliminari e il quadro accusatorio potrà essere ridefinito nel corso del processo.
L’operazione della Guardia di finanza di Como si inserisce in un contesto di crescente attenzione delle forze dell’ordine al traffico di stupefacenti nelle province lombarde, con un’attività investigativa che mira a colpire non solo i singoli spacciatori, ma le reti organizzate che gestiscono il mercato illegale delle droghe.

