Banca Nazionale Svizzera: calano gli interventi sul mercato valutario nel secondo trimestre 2025

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La BNS rallenta gli acquisti di valute estere: cosa dicono i numeri

Nel corso del secondo trimestre del 2025, la Banca Nazionale Svizzera ha continuato a operare sui mercati valutari internazionali, ma con un’intensità decisamente ridotta rispetto al periodo precedente. Tra aprile e giugno, l’istituto ha acquistato valute estere per un controvalore di 1,4 miliardi di franchi, una cifra che risulta molto più contenuta rispetto ai 3,9 miliardi registrati nel primo trimestre dell’anno. A rivelarlo sono le statistiche periodiche diffuse dalla BNS, pubblicate come da prassi al termine del trimestre successivo a quello analizzato.

Questi dati offrono un’istantanea interessante sull’attività della banca centrale elvetica, uno degli istituti monetari più attivi al mondo sul fronte degli interventi valutari. Ma per comprendere appieno il significato di questo rallentamento, è utile inquadrarlo nel contesto più ampio dell’anno in corso e delle dinamiche che hanno caratterizzato i mercati finanziari globali.

Il quadro complessivo del 2025: il Liberation Day e i suoi effetti

Guardando all’intero anno 2025, la BNS ha acquistato complessivamente quasi 5,3 miliardi di franchi in valute estere. Un dato che racconta di una fase di mercato tutt’altro che tranquilla, in cui la banca centrale ha ritenuto necessario intervenire con una certa frequenza per stabilizzare il cambio del franco svizzero.

Un momento chiave è stato il cosiddetto Liberation Day, la giornata in cui il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha annunciato una serie di misure doganali aggressive nei confronti dei partner commerciali americani. L’evento ha innescato forti turbolenze sui mercati valutari globali, spingendo gli operatori monetari svizzeri a intervenire in modo più deciso proprio nel mese di aprile. Il franco svizzero, considerato tradizionalmente un bene rifugio nelle fasi di incertezza, ha subito pressioni al rialzo che hanno reso necessaria una risposta della banca centrale.

Un cambio di rotta nel quarto trimestre 2024: vendite invece di acquisti

Un altro elemento degno di nota riguarda il quarto trimestre del 2024. In quel periodo, la BNS aveva compiuto un’operazione inusuale: per la prima volta in due anni, l’istituto aveva venduto valute estere anziché acquistarle, anche se in misura molto limitata, pari a soli 6 milioni di franchi. Si trattava di un segnale di inversione temporanea della tendenza, che aveva attirato l’attenzione degli analisti come possibile indicatore di un cambiamento nella strategia dell’istituto.

Questo episodio, pur di entità minima, acquista significato se letto in relazione all’evoluzione successiva del franco e alle scelte di politica monetaria adottate nei mesi seguenti.

Il franco si indebolisce: la BNS allenta la guardia

Uno degli elementi più rilevanti emersi nell’ultima valutazione della situazione economica e monetaria da parte della BNS riguarda il cambiamento nel linguaggio ufficiale dell’istituto. La banca centrale, guidata dal presidente Martin Schlegel, ha abbandonato il riferimento a una «disponibilità accresciuta» a intervenire sui mercati valutari, sostituendolo con una formula più prudente: interverrà «se necessario».

Agli esperti del settore questo cambio di tono non è sfuggito. La spiegazione più diffusa è legata al netto indebolimento del franco svizzero registrato nelle ultime settimane, che ha ridotto la pressione sull’istituto a intervenire attivamente per contenere l’apprezzamento della valuta elvetica. Quando il franco si rafforza eccessivamente, le esportazioni svizzere diventano meno competitive sui mercati internazionali, con ricadute negative sull’economia reale. Al contrario, un franco più debole allenta questa tensione.

Gli strumenti della politica monetaria svizzera

Per comprendere l’importanza degli interventi valutari della BNS, è necessario inquadrarli all’interno del più ampio arsenale di strumenti a disposizione della banca centrale. L’istituto dispone essenzialmente di due leve principali:

  • La fissazione dei tassi d’interesse, che influenza il costo del denaro e, di riflesso, i flussi di capitali verso la Svizzera.
  • Gli interventi sul mercato dei cambi, attraverso l’acquisto o la vendita di valute estere, con l’obiettivo di influenzare il valore del franco rispetto alle altre valute.

La combinazione di questi due strumenti consente alla BNS di agire su più fronti contemporaneamente, adattando la propria strategia alle condizioni del momento. La scelta di intervenire con acquisti o vendite di valuta non segue un calendario prestabilito, ma risponde alle esigenze contingenti del mercato.

È importante ricordare che la BNS non commenta pubblicamente le proprie operazioni sul mercato dei cambi. I dati vengono resi noti con ritardo, attraverso le statistiche trimestrali, e spetta agli analisti e agli osservatori esterni interpretarne il significato alla luce del contesto economico globale.

Cosa attendersi nei prossimi mesi

La riduzione degli acquisti nel secondo trimestre, unita al nuovo linguaggio adottato dalla BNS nelle sue comunicazioni ufficiali, suggerisce che l’istituto stia vivendo una fase di maggiore cautela e selettività nei propri interventi. Il progressivo indebolimento del franco riduce la necessità di operazioni difensive sul mercato valutario, lasciando alla banca centrale più margine di manovra.

Tuttavia, il contesto internazionale rimane incerto. Le politiche commerciali degli Stati Uniti, l’evoluzione del ciclo economico europeo e le tensioni geopolitiche globali continuano a rappresentare fattori di rischio capaci di generare nuovi episodi di volatilità. In un simile scenario, la BNS dovrà mantenere alta la vigilanza, pronta a intervenire qualora le condizioni lo richiedano, anche se — almeno per ora — i segnali sembrano indicare una relativa stabilizzazione del cambio.

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