La FINMA chiude il procedimento, ma con pesanti condizioni
La vicenda che ha legato Julius Bär al fallimento del gruppo immobiliare Signa si chiude, almeno sul piano regolamentare. L’Autorità federale di vigilanza sui mercati finanziari (FINMA) ha annunciato la conclusione del procedimento di messa in conformità avviato a carico della banca zurighese. Si tratta del quinto procedimento di questo tipo in meno di un decennio, un dato che da solo racconta molto sulla complessità della situazione.
La chiusura formale, tuttavia, non significa un’assoluzione piena. Anzi, nel comunicato ufficiale la FINMA non risparmia critiche all’istituto: Julius Bär avrebbe violato in modo grave le normative di vigilanza, con particolare riferimento alla gestione dei rischi e agli obblighi previsti dalla legislazione antiriciclaggio.
Il caso Signa: oltre 600 milioni di franchi andati in fumo
Il procedimento era scaturito direttamente dall’esposizione di Julius Bär nei confronti del gruppo Signa, il colosso immobiliare dell’imprenditore austriaco René Benko, dichiarato insolvente e poi oggetto di arresto da parte delle autorità austriache. La banca svizzera aveva erogato prestiti al gruppo per oltre 600 milioni di franchi, che nel 2024 furono in larga parte svalutati.
Un secondo filone del procedimento riguardava invece le relazioni commerciali con alcune persone politicamente esposte (PEP) di nazionalità russa, un tema sensibile nel contesto delle sanzioni internazionali e delle normative antiriciclaggio vigenti in Svizzera.
Le misure adottate da Julius Bär su richiesta del regolatore
Nel corso del procedimento, la banca ha intrapreso una serie di azioni correttive richieste dalla FINMA. Tra le principali:
- Ridefinizione della propensione al rischio istituzionale nel 2025;
- Interruzione dei rapporti con alcune categorie di clienti considerati ad alto rischio;
- Abbandono dell’attività nel segmento del private debt, ovvero i prestiti aziendali privati;
- Cambiamenti significativi nella governance: nuovi profili sia nel consiglio di amministrazione sia nella direzione esecutiva, inclusa la sostituzione dell’ex CEO Philipp Rickenbacher, dimessosi dopo lo scoppio dello scandalo.
La FINMA ha riconosciuto che la banca ha già attuato molti dei provvedimenti richiesti, elemento che ha contribuito alla decisione di chiudere formalmente il procedimento.
Gli obblighi che restano: vigilanza fino al 2032 e riserve aggiuntive
Nonostante la conclusione del caso, Julius Bär non è libera da ogni vincolo. L’istituto dovrà continuare a presentare relazioni periodiche alla FINMA sulla propria cultura del rischio almeno fino al 2032. Un orizzonte temporale lungo, che testimonia la serietà con cui il regolatore intende monitorare l’evoluzione interna della banca.
Sul piano patrimoniale, Julius Bär è tenuta a detenere fondi propri aggiuntivi pari a 250 milioni di franchi. Durante il procedimento tale requisito era stato fissato a un livello ancora più elevato; ora viene ridotto ma non eliminato, e si traduce in un requisito minimo effettivo per il coefficiente di capitale CET1.
La FINMA incasserà inoltre circa 10 milioni di franchi come restituzione degli utili che Julius Bär avrebbe realizzato in relazione ai rapporti con i due clienti PEP russi al centro del secondo filone d’indagine. Il divieto di instaurare nuovi rapporti con determinate persone politicamente esposte sarà invece rimosso in modo graduale.
Il futuro della banca: strategia 2026-2028 e riacquisto di azioni
Con la questione regolamentare avviata a risoluzione, Julius Bär guarda avanti con maggiore fiducia. L’istituto ha confermato di voler proseguire il ciclo strategico triennale 2026-2028, mantenendo invariati gli obiettivi di medio termine comunicati agli investitori.
Una delle novità più attese dagli azionisti riguarda il programma di riacquisto di azioni proprie: la banca ha già presentato alla FINMA la relativa richiesta, segnalando l’intenzione di remunerare il mercato dopo un periodo segnato da incertezze e restrizioni.
La dirigenza attuale ha tenuto a precisare che i fatti contestati risalgono a un’epoca precedente all’insediamento dell’attuale team di vertice, sottolineando come le misure correttive adottate rappresentino una netta discontinuità rispetto alla gestione passata.
Procedimenti individuali ancora aperti per tre ex dipendenti
Se per la banca in quanto istituzione il capitolo si chiude, lo stesso non vale per alcune persone fisiche. La FINMA ha reso noto di aver avviato procedimenti individuali contro tre ex collaboratori di Julius Bär, ritenuti potenzialmente responsabili di violazioni delle disposizioni di vigilanza o di direttive interne. I nomi non sono stati resi pubblici.
Si tratta di un segnale preciso: il regolatore svizzero intende accertare le responsabilità personali, non limitarsi a sanzionare l’istituto nel suo complesso. Un approccio che si inserisce nel dibattito più ampio sul rafforzamento dei poteri della FINMA, che ha già chiesto la facoltà di comminare sanzioni pecuniarie dirette per rendere più efficace la propria azione di controllo.
Una vicenda che ridisegna la gestione del rischio in Svizzera
Il caso Julius Bär-Signa rimarrà probabilmente a lungo un punto di riferimento nel panorama della vigilanza finanziaria elvetica. L’entità delle perdite, la gravità delle violazioni contestate e la durata degli obblighi imposti indicano quanto sia stato profondo l’impatto di questa vicenda sull’istituto zurighese. La strada verso una piena normalizzazione è ancora lunga, ma la chiusura del procedimento rappresenta quantomeno un punto fermo da cui ripartire.

