Quasi 520 franchi al mese: il Ticino in cima alla classifica svizzera
L’annuncio dei nuovi premi delle casse malati per il 2027 ha riacceso il dibattito su un problema cronico: il Ticino è ancora una volta il cantone svizzero in cui i cittadini pagano di più per l’assicurazione malattia obbligatoria. Il premio medio mensile sfiora i 519,19 franchi, una cifra che pesa concretamente sui bilanci delle famiglie ticinesi. L’aumento rispetto all’anno precedente è del 3,7%, un incremento che, pur restando sotto la media nazionale del 5%, non basta a cambiare il primato negativo del cantone.
Per capire le ragioni di questa situazione e le prospettive future, è utile partire dai meccanismi di base del sistema e dalle specificità locali, analizzate da Igor Francetic, economista e ricercatore SUPSI specializzato in economia sanitaria.
Come vengono calcolati i premi LAMal
I premi dell’assicurazione malattia obbligatoria non sono fissati arbitrariamente: seguono l’andamento della spesa sanitaria effettiva. Le casse malati elaborano ogni anno una previsione dei costi attesi, che viene poi sottoposta alla Confederazione per verifica e approvazione. Solo a quel punto vengono definiti i premi da applicare.
Va ricordato, però, che i premi coprono soltanto una parte della spesa sanitaria complessiva: circa un terzo. Il resto è sostenuto direttamente dalle economie domestiche attraverso franchigie, quote percentuali e pagamenti diretti non rimborsati.
Guardando agli ultimi quindici anni, emerge un dato interessante: circa la metà dell’incremento dei premi è riconducibile alla crescita della spesa nel settore ambulatoriale, in particolare negli studi medici privati. Un ulteriore terzo dell’aumento è invece imputabile ai costi dei farmaci, in costante crescita.
Tre fattori strutturali spiegano il caso ticinese
Perché il Ticino paga più di tutti? Non esiste una risposta univoca, ma una combinazione di fattori che si rafforzano a vicenda.
- Popolazione più anziana: il Ticino ha una struttura demografica mediamente più vecchia rispetto ad altri cantoni svizzeri. Gli anziani ricorrono ai servizi sanitari con maggiore frequenza, il che si traduce inevitabilmente in costi più elevati. Tuttavia, questo elemento da solo non spiega il differenziale con il resto della Svizzera.
- Sovrabbondanza di offerta sanitaria: il cantone presenta una densità di professionisti della salute significativamente superiore alla media nazionale. Questo è legato alla presenza di più centri regionali distribuiti sul territorio e alla posizione di cantone di confine, che attrae operatori sanitari e strutture. Un’offerta così ampia tende, per sopravvivere economicamente, a generare essa stessa una domanda aggiuntiva di prestazioni.
- Consumi sanitari elevati: anche a parità di stato di salute, i ticinesi tendono a usufruire di più servizi rispetto alla media svizzera. Un esempio emblematico: il ricorso alla fisioterapia in Ticino è superiore del 30% rispetto alla media confederale, un dato che incide sensibilmente sulla spesa complessiva.
Cosa può fare il Cantone?
La maggior parte delle leve normative per contenere la spesa sanitaria sono in mano alla Confederazione, ma il Cantone non è del tutto privo di strumenti. Tra questi figurano la pianificazione ospedaliera, la definizione dei valori di punto tariffale e le moratorie che limitano la proliferazione di specialisti e servizi di cura a domicilio.
Negli anni scorsi l’azione cantonale è stata giudicata insufficiente, ma di recente il tema è tornato al centro dell’agenda politica. Tra le iniziative in campo, si segnala una proposta che prevede un tetto del 10% per gli aumenti dei premi e un atto parlamentare del PLR che riconosce esplicitamente le criticità strutturali del sistema ticinese. Anche sul fronte della fisioterapia, sono annunciati controlli e una mappatura del settore per monitorarne la crescita.
EFAS e cassa malati unica: le riforme in cantiere
Sul piano federale, la grande novità è rappresentata dalla riforma EFAS (finanziamento uniforme delle prestazioni sanitarie), il cambiamento più significativo nel sistema di finanziamento sanitario degli ultimi trent’anni. Con EFAS, per ogni prestazione sanitaria sarà applicata una chiave di ripartizione uniforme dei costi tra Cantoni e casse malati, superando l’attuale sistema frammentato.
Nel dibattito politico torna periodicamente anche l’ipotesi di una cassa malati unica nazionale. I potenziali vantaggi risiederebbero nella centralizzazione dei dati sanitari e nel controllo più efficace dei consumi, oggi disperso tra decine di assicuratori diversi. Tuttavia, le previsioni di chi ipotizza riduzioni dei premi nell’ordine del 15-20% appaiono difficilmente realizzabili: un simile risparmio richiederebbe una riduzione equivalente della spesa sanitaria effettiva, un obiettivo tutt’altro che scontato.
Il nodo irrisolto: un premio slegato dal reddito
Al di là delle singole misure, il sistema svizzero sconta un limite strutturale di fondo. Il premio della cassa malati è indipendente dal reddito del contribuente: ogni assicurato paga una quota fissa, indipendentemente da quanto guadagna. Questo implica che le famiglie a reddito medio-basso sopportino un onere sproporzionato rispetto alle proprie disponibilità economiche.
Il sistema prevede sussidi a sostegno delle fasce più vulnerabili, ma la logica di solidarietà che lo ispira si scontra con dinamiche di mercato e incentivi che non sempre favoriscono il contenimento della spesa. Il pagamento a prestazione, anziché a forfait, rappresenta uno di questi incentivi problematici, poiché tende a stimolare un maggiore volume di cure erogate.
In questo scenario, il Ticino rimane un caso emblematico delle contraddizioni del sistema sanitario svizzero: qualità delle cure elevata, ma costi difficili da sostenere per una fetta crescente della popolazione.

