Il PLR scende in campo contro l’aumento dell’IVA
La campagna referendaria in vista del voto del 29 novembre entra nel vivo. Il Partito liberale-radicale svizzero (PLR) ha ufficialmente aperto le ostilità contro il provvedimento approvato in giugno dalle due Camere federali, che prevede un incremento dell’aliquota IVA ordinaria di 0,4 punti percentuali, portandola all’8,5%. L’obiettivo dichiarato di questa misura è finanziare la tredicesima mensilità dell’AVS, la rendita supplementare voluta dalla maggioranza parlamentare.
Il lancio della campagna è avvenuto nel corso di una conferenza stampa tenuta a Berna, durante la quale i rappresentanti del partito hanno illustrato le ragioni della loro opposizione. Una posizione netta, che non mette in discussione l’esistenza della tredicesima rendita in sé, ma contesta apertamente le modalità scelte per finanziarla.
Un aumento che pesa sulle famiglie già in difficoltà
Il PLR punta il dito contro l’impatto che un rincaro dell’IVA avrebbe sui bilanci familiari. In un momento storico in cui le economie domestiche svizzere si trovano già sotto pressione — tra l’aumento dei premi dell’assicurazione malattia, i rincari degli affitti e il generale incremento del costo della vita — aggiungere un’ulteriore voce di spesa tramite una tassa sui consumi viene considerato insostenibile.
L’IVA, per sua natura, colpisce in misura proporzionalmente maggiore i redditi più bassi, che destinano una quota più elevata del loro reddito ai consumi quotidiani. Da questo punto di vista, secondo il PLR, la misura sarebbe non solo onerosa ma anche socialmente iniqua.
Finanziamento insufficiente: le critiche del PLR
Oltre all’impatto immediato sui cittadini, il partito solleva dubbi sulla reale efficacia del provvedimento nel tempo. La copresidente del PLR Susanne Vincenz-Stauffacher ha dichiarato esplicitamente che il progetto è stato elaborato in modo approssimativo, sottolineando come meno della metà del fabbisogno complessivo venga effettivamente coperto dall’incremento dell’IVA previsto.
Una valutazione che si inserisce in un quadro preoccupante: le proiezioni dell’Ufficio federale delle assicurazioni sociali (UFAS) segnalano un peggioramento delle prospettive finanziarie sia dell’AVS che dell’AI nei prossimi anni, con deficit destinati ad ampliarsi. Su questi conti pesa anche la stessa tredicesima rendita, il cui costo è stimato in oltre 4 miliardi di franchi all’anno a partire dalla fine del 2026, come ricordato dalla consigliera federale Elisabeth Baume-Schneider.
Il contesto politico: cosa ha approvato il Parlamento
Il decreto federale che autorizza l’aumento dell’IVA è stato approvato dal Consiglio degli Stati e dal Consiglio nazionale al termine di un iter parlamentare che ha portato la questione direttamente nelle mani dei cittadini. La legge prevede che l’ultima parola spetti al popolo, e il 29 novembre sarà la data in cui gli svizzeri saranno chiamati alle urne per pronunciarsi.
Il PLR non è solo nel suo dissenso: la misura divide l’opinione pubblica e il mondo politico. Da un lato chi sostiene che non vi sia alternativa credibile all’IVA per garantire il pagamento della tredicesima rendita; dall’altro chi ritiene che si tratti di una soluzione parziale, costosa e mal congegnata.
Perché il PLR dice no: i punti chiave della campagna
- Impatto sul potere d’acquisto: l’aumento dell’IVA riduce la capacità di spesa delle famiglie, già messa alla prova dall’inflazione e dai rincari dei servizi essenziali.
- Danno all’economia: un’aliquota fiscale più elevata sui consumi può frenare la domanda interna e penalizzare le imprese, soprattutto quelle del commercio al dettaglio.
- Copertura insufficiente: il gettito aggiuntivo generato dall’incremento dell’IVA non sarebbe sufficiente a coprire l’intero costo della tredicesima rendita nel lungo periodo.
- Progetto approssimativo: il PLR ritiene che il Parlamento abbia approvato una misura senza un piano finanziario solido e sostenibile nel tempo.
Il nodo del finanziamento a lungo termine
Il vero problema, secondo molti osservatori, non è la tredicesima in sé — introdotta dopo il voto popolare del marzo 2024 — ma come pagarla senza compromettere la stabilità del sistema previdenziale. Il governo aveva indicato nell’aumento dell’IVA l’unica via percorribile nel breve termine, ma questa tesi non convince il PLR, che chiede soluzioni più strutturate e meno onerose per i contribuenti.
Il dibattito resta aperto e promette di animare le settimane che precedono il voto. Con il referendum fissato per il 29 novembre, la campagna entra ora nella sua fase più intensa, con le forze politiche che si preparano a confrontarsi davanti all’elettorato su uno dei temi previdenziali più sensibili degli ultimi anni in Svizzera.
Cosa succede ora
Nei prossimi mesi, i sostenitori del sì — guidati dalla sinistra e da parte del centro — e i promotori del no — tra cui il PLR e altri partiti di centrodestra — si sfideranno in una campagna che coinvolgerà media, manifesti e assemblee pubbliche. Il popolo svizzero deciderà se accettare un aumento fiscale considerato necessario da alcuni e ingiusto da altri, tracciando così il futuro finanziario di una delle colonne portanti del welfare elvetico.

