Fine della caccia alta in Ticino: bilancio complessivo positivo, ma con qualche riserva
Si è conclusa domenica la stagione di caccia alta in Canton Ticino, un appuntamento autunnale che ogni anno mobilita centinaia di cacciatori tra i boschi e i monti della regione. Quest’anno hanno partecipato 1.720 cacciatori autorizzati, che nel corso del mese di settembre hanno registrato complessivamente 2.950 catture, suddivise tra cervi, camosci, caprioli e cinghiali.
Il verdetto degli addetti ai lavori è sostanzialmente positivo, pur con qualche nota critica sul piano quantitativo. Gioele Pinana, collaboratore tecnico dell’Ufficio Caccia e Pesca del Canton Ticino, ha espresso soddisfazione ai microfoni di RSI SEIDISERA, sottolineando come la qualità delle catture abbia compensato in parte il numero inferiore alle attese. Corretto il rapporto tra maschi e femmine, rappresentate anche le diverse fasce d’età: segnali che indicano una gestione faunistica equilibrata.
Il caldo di settembre: un fattore determinante per il comportamento degli animali
Tra i fattori che hanno condizionato l’andamento della stagione, uno su tutti ha attirato l’attenzione degli esperti: le temperature insolitamente elevate registrate nelle prime settimane di settembre. Il caldo, secondo Pinana, avrebbe modificato sensibilmente i movimenti della fauna selvatica, rendendo la caccia più difficile nelle ore centrali della giornata.
«Con il caldo, gli animali che normalmente sono attivi anche di giorno tendono a muoversi molto meno», ha spiegato il tecnico. La caccia risulta efficace soprattutto nelle prime ore del mattino e al tramonto: quando le temperature rimangono alte per gran parte della giornata, la finestra utile per i cacciatori si restringe considerevolmente.
Questa dinamica ha inciso in modo particolare sul cervo, la specie per cui il divario tra risultati attesi e catture effettive è più evidente. Un’analisi approfondita è ancora in corso, ma l’ipotesi del caldo come causa principale appare già plausibile agli occhi degli esperti.
Specie per specie: la situazione nel dettaglio
Il bilancio varia sensibilmente a seconda dell’ungulato considerato. Ecco un quadro sintetico:
- Cervo: le catture si attestano intorno a 1.900 esemplari, a fronte di un piano di abbattimento che ne prevede 2.900. Il deficit è consistente e richiederà interventi supplementari.
- Camoscio e capriolo: i contingenti prefissati non sono stati raggiunti, ma questo non rappresenta un problema gestionale. L’approccio del Cantone per queste specie è più conservativo, e i numeri rientrano in una logica di tutela della popolazione.
- Cinghiale: le catture nella caccia alta si confermano storicamente contenute, anche perché da qualche anno è disponibile sia la caccia invernale sia quella estiva, che distribuiscono meglio il prelievo durante l’anno.
La caccia tardo-autunnale: appuntamento da metà novembre
Con il cervo ancora lontano dall’obiettivo previsto dal piano cantonale, la stagione venatoria ticinese non si chiude qui. Come da prassi consolidata, da metà novembre prenderà avvio la caccia tardo-autunnale, che si protrarrà presumibilmente fino alla fine di dicembre.
Questa fase ha un duplice scopo: da un lato, avvicinarsi al contingente di abbattimento stabilito dalle autorità cantonali; dall’altro, correggere eventuali squilibri nel rapporto tra i sessi all’interno della popolazione di cervi. Una gestione attenta di questi parametri è fondamentale per garantire la sostenibilità della fauna selvatica nel lungo periodo.
Una stagione che invita a riflettere sul cambiamento climatico
Al di là dei numeri, la stagione 2024 lascia aperta una riflessione più ampia: quanto le variazioni climatiche stanno incidendo sulle abitudini degli animali selvatici e, di conseguenza, sulla gestione venatoria? Il caldo anomalo di settembre non è un episodio isolato: negli ultimi anni, le temperature autunnali si sono alzate progressivamente in tutto l’arco alpino.
Se questo trend dovesse consolidarsi, le autorità cantonali potrebbero trovarsi a dover rivedere le finestre temporali della caccia alta o ad adattare i piani di abbattimento alle nuove condizioni ambientali. Per ora, la risposta del Canton Ticino è quella di affidarsi alla flessibilità già prevista dal sistema: la caccia tardo-autunnale rappresenta proprio una valvola di sicurezza che consente di aggiustare il tiro quando i risultati stagionali non sono in linea con gli obiettivi.
Il giudizio degli operatori: qualità prima della quantità
In definitiva, chi ha vissuto questa stagione dall’interno parla di un bilancio soddisfacente nella sostanza, pur con margini di miglioramento sul piano numerico. La qualità delle catture — intesa come equilibrio tra le classi di età e tra i sessi — è considerata un indicatore più affidabile della salute del patrimonio faunistico rispetto alla semplice conta degli esemplari abbattuti.
I cacciatori ticinesi, dal canto loro, non hanno ancora terminato la propria stagione. L’appuntamento con la caccia tardo-autunnale è già in agenda, con l’obiettivo di completare un ciclo venatorio che, nonostante le difficoltà meteoclimatiche, ha comunque confermato la vitalità della tradizione venatoria nel Canton Ticino.

