Pollo brasiliano vietato in Svizzera: cosa cambia per i consumatori ticinesi e per il mercato della carne

- Immagine con possibile rappresentazione grafica a fini illustrativi -

- Pubblicità -

Stop alle importazioni di carne brasiliana: il contesto del provvedimento

Da quasi un mese la Svizzera ha chiuso le porte alla carne e ai prodotti a base di carne provenienti dal Brasile. Il divieto, entrato in vigore il 3 settembre, è stato adottato in linea con la decisione dell’Unione Europea e ha trovato rapida applicazione anche oltre Gottardo. Non si tratta di un provvedimento del tutto inedito: restrizioni simili verso Paesi extraeuropei si sono verificate in passato, ma questa volta le conseguenze operative meritano attenzione, in particolare per quanto riguarda il settore avicolo.

La ragione alla base del provvedimento è di natura sanitaria. Al centro del problema c’è l’uso massiccio di antibiotici negli allevamenti brasiliani, una pratica che può favorire lo sviluppo di batteri resistenti. La normativa europea — e quella svizzera, che vi si allinea — è significativamente più restrittiva rispetto a quella vigente in Brasile, rendendo incompatibile la commercializzazione di quei prodotti nel mercato continentale.

Il pollame: il comparto più esposto

Se per alcune categorie di carne il divieto ha un impatto limitato, per il pollame la situazione è più delicata. Secondo i dati disponibili, il 13% del pollo consumato in Svizzera proviene dal Brasile. Tradotto in termini concreti per la sola Svizzera italiana, si parla di circa una tonnellata di pollo brasiliano ogni settimana. Una quota non trascurabile, anche se va detto che questo tipo di prodotto raggiunge raramente direttamente il consumatore finale.

Oliviero Terrani, co-direttore della Terrani SA, ha spiegato che il pollo brasiliano finisce prevalentemente in grandi mense e cucine collettive, dove il fattore prezzo è determinante. Nel suo catalogo di circa 200 articoli a base di pollo, solo 2 o 3 voci riguardano la provenienza brasiliana. Una presenza contenuta, quindi, ma non irrilevante per certe fasce del mercato.

Scorte precauzionali e gestione della transizione

Un elemento che ha attenuato l’impatto immediato del provvedimento è la natura stessa del prodotto coinvolto: si tratta quasi esclusivamente di pollame congelato, il cui ciclo — dalla macellazione all’arrivo nei magazzini svizzeri — richiede dalle cinque alle sei settimane. Questo lasso di tempo ha permesso agli operatori di correre ai ripari.

Erich Jörg, del Comitato centrale dell’Unione professionale carne svizzera, ha chiarito che la notizia del divieto circolava già a partire da giugno, consentendo agli importatori europei e svizzeri di costituire scorte superiori al normale. Al momento, quindi, non si segnalano carenze sul mercato. Gli effetti reali sulla disponibilità dei prodotti si faranno sentire soltanto più avanti, proprio per via della natura surgelata della merce.

Prezzi: un rincaro è atteso, ma difficile da quantificare ora

Che i prezzi saliranno è considerato praticamente certo dagli addetti ai lavori. L’incognita è il quando e il quanto. Jörg ha precisato che è ancora troppo presto per fornire stime attendibili: gli effetti sul mercato dei beni surgelati si manifestano con ritardo rispetto al momento in cui scatta il divieto. Gli operatori del settore stanno monitorando la situazione, pronti ad adeguare le forniture ricorrendo ad alternative già note.

Per il pollo, le origini alternative più utilizzate sono:

  • Svizzera, che rappresenta la fonte preferenziale per qualità e prossimità;
  • Polonia e Ungheria, mercati europei che già in passato hanno supplito a interruzioni delle forniture brasiliane;
  • Per la carne bovina, invece, si punta su Argentina, Uruguay e Cile, oltre alla produzione locale ticinese e svizzera.

Il manzo brasiliano? Un’assenza già consolidata

Vale la pena sottolineare che per la carne bovina il divieto ha un impatto praticamente nullo sugli operatori più strutturati. Terrani ha ricordato che la sua azienda ha smesso di importare manzo brasiliano già sette o otto anni fa, privilegiando da tempo produzioni nazionali e sudamericane di qualità comprovata come Argentina, Uruguay e Cile. Il nuovo provvedimento, in questo senso, non cambia praticamente nulla per chi aveva già diversificato le proprie catene di approvvigionamento.

La risposta del Brasile e gli scenari futuri

Il governo brasiliano ha fatto sapere di volersi adeguare agli standard europei per non perdere una fetta importante del proprio mercato di esportazione. Le previsioni più ottimistiche parlano di un possibile ripristino delle importazioni già a novembre 2024, qualora Brasilia riuscisse a dimostrare la propria conformità alle norme sanitarie richieste.

Tuttavia, se il blocco dovesse protrarsi oltre questa scadenza, le difficoltà si moltiplicherebbero. Il settore avicolo svizzero fatica già oggi a tenere il passo con una domanda in costante crescita: nel 2025 il consumo di pollo è aumentato del 5% rispetto all’anno precedente, confermando una tendenza pluriennale verso la preferenza per le carni bianche.

Aumentare la produzione interna non è semplice: come ha sottolineato Jörg, nonostante gli sforzi compiuti negli ultimi anni per incrementare l’allevamento nazionale, la capacità produttiva svizzera non riesce a stare al passo con la crescente richiesta dei consumatori. Un equilibrio fragile che il divieto brasiliano rischia di rendere ancora più difficile da mantenere nel medio periodo.

Cosa cambia per il consumatore finale

Nel breve termine, chi fa la spesa al supermercato difficilmente noterà differenze significative sugli scaffali. Il pollo brasiliano — essendo prevalentemente destinato alla ristorazione collettiva — è poco presente nella grande distribuzione al dettaglio. Tuttavia, un aumento dei costi a monte potrebbe tradursi, nei prossimi mesi, in prezzi leggermente più alti anche per i prodotti avicoli acquistati dai privati. La situazione resta da monitorare, soprattutto in funzione di ciò che accadrà entro la fine dell’autunno sul fronte delle trattative tra Brasile e autorità europee.

- Pubblicità -

Social

CH PRESS LIVE

- Pubblicità -

- Pubblicità -

Ultimi articoli dalla redazione

Shein in difficoltà: utili a picco nel secondo trimestre dopo il debutto in Borsa a Hong Kong

Il colosso cinese della moda low cost Shein ha pubblicato il suo primo bilancio dopo la quotazione a Hong Kong, rivelando un crollo degli utili di due terzi nel secondo trimestre. A incidere negativamente sono stati i dazi, i costi di trasporto e l'instabilità geopolitica.

Caccia alta in Ticino: quasi 3.000 capi abbattuti, ma il caldo frena i cervi

La stagione di caccia alta ticinese si è conclusa con 2.950 catture registrate tra cervi, camosci, caprioli e cinghiali. Il caldo anomalo di settembre avrebbe ridotto gli spostamenti degli animali, abbassando i risultati attesi soprattutto per il cervo.

Tempesta devastante nel nord-est degli Stati Uniti: morti, blackout e voli cancellati

Una potente perturbazione ha colpito il nord-est degli Stati Uniti causando blackout diffusi, la morte di un uomo a New York e il caos nel traffico aereo e negli eventi pubblici.

Caso Regeni: tre 007 egiziani condannati a Roma per sequestro e tortura, ma non per omicidio

La Corte d'Assise di Roma ha emesso la sua sentenza nel processo per la morte di Giulio Regeni: tre agenti dei servizi segreti egiziani condannati a 10 anni per sequestro e tortura, ma non per omicidio. Assolto il quarto imputato.

_