Francia verso il 2026: Le Pen davanti a tutti, primo e secondo turno
A poco più di sei mesi dalle elezioni presidenziali francesi, fissate per il 18 aprile e il 2 maggio 2026, i numeri parlano chiaro: Marine Le Pen è la candidata più forte, indipendentemente da chi si troverà di fronte al ballottaggio. I sondaggi più recenti la vedono in vantaggio netto sia al primo che al secondo turno, con distacchi che continuano ad ampliarsi.
Un rilevamento realizzato da Toluna-Harris Interactive per RTL-M6, condotto tra il 22 e il 24 settembre su un campione di quasi 2.000 persone, fotografa una situazione di quasi egemonia per la leader del Rassemblement National. Al primo turno, Le Pen raccoglie il 36% delle intenzioni di voto: più del doppio rispetto al suo principale inseguitore.
I numeri del sondaggio: scenario per scenario
Il quadro che emerge dall’analisi sondaggistica è dettagliato e rivela dinamiche precise a seconda degli scenari di sfida:
- Le Pen vs Mélenchon al secondo turno: la candidata del RN arriverebbe al 69% dei voti, con Jean-Luc Mélenchon, leader di La France Insoumise, lontanissimo.
- Le Pen vs Edouard Philippe: anche contro il centrista ed ex Primo ministro, Le Pen si attesterebbe al 57%, confermando un vantaggio strutturale.
- Al primo turno con centrodestra diviso: Mélenchon si fermerebbe al 17%, mentre Raphaël Glucksmann, principale volto della sinistra moderata, non andrebbe oltre il 5%.
- Francois Hollande come candidato: l’ex presidente socialista raggiungerebbe circa l’11%, una quota simile a quella di Glucksmann in uno scenario alternativo.
L’elemento che emerge con forza è la frammentazione del campo progressista e centrista: più i candidati si moltiplicano, più Le Pen guadagna terreno in termini relativi.
Storico ingresso al Senato: il RN forma il suo primo gruppo
Parallelamente alla corsa presidenziale, il Rassemblement National ha segnato un altro risultato significativo sul piano istituzionale. In occasione delle elezioni parziali per il rinnovo parziale del Senato francese — votazione riservata ai grandi elettori, composti principalmente da consiglieri comunali, regionali e dipartimentali — il partito ha conquistato abbastanza seggi da formare per la prima volta nella sua storia un gruppo parlamentare nella Camera alta.
Il traguardo è stato raggiunto in alleanza con alcuni fuoriusciti della destra tradizionale, portando il gruppo oltre la soglia minima di 15 senatori. Jordan Bardella, presidente del Rassemblement National e già indicato come futuro candidato premier, ha commentato il risultato con evidente soddisfazione, definendolo una conferma del radicamento del movimento sull’intero territorio nazionale e un segnale positivo in vista della sfida per l’Eliseo.
Va precisato che la maggioranza in Senato rimane saldamente nelle mani della destra repubblicana tradizionale, seguita dai socialisti. Tuttavia, la presenza per la prima volta del RN come gruppo autonomo modifica gli equilibri e amplia la rappresentanza del partito di Le Pen nelle istituzioni della Repubblica.
La sinistra entra al Senato ma si divide subito
Anche La France Insoumise ha fatto il suo ingresso storico in Senato con questa tornata di elezioni parziali. Eppure, anziché celebrare il risultato, il partito di Mélenchon ha preferito attaccare la sinistra moderata, accusandola di frenarne l’espansione. Un comunicato polemico che ha immediatamente riacceso le tensioni interne al blocco progressista.
Questo tipo di scontro interno — tra la linea radicale di Mélenchon e quella più istituzionale di Glucksmann o dei socialisti — rappresenta uno dei principali nodi irrisolti del centrosinistra francese in vista delle presidenziali. Le divisioni non sono solo tattiche ma ideologiche, e rendono complicata qualsiasi strategia unitaria contro Le Pen.
Perché Le Pen è così forte: le ragioni di un primato
L’ascesa di Marine Le Pen non è un fenomeno improvviso, ma il frutto di un lungo processo di normalizzazione e radicamento territoriale del Rassemblement National. Alcune delle ragioni strutturali del suo vantaggio:
- Identità programmatica chiara, percepita come alternativa netta all’establishment.
- Presenza capillare nei territori, anche in quelli tradizionalmente ostili all’estrema destra.
- Frammentazione degli avversari, sia nel campo centrista che in quello progressista.
- Capacità di attrarre voti trasversali, anche tra elettori storicamente di sinistra su temi economici e sociali.
Cosa succederà nei prossimi mesi
Con le presidenziali ancora a distanza di diversi mesi, la situazione rimane teoricamente aperta. Tuttavia, i dati attuali indicano che, per rovesciare i pronostici, i partiti avversari dovrebbero trovare un candidato unitario credibile e costruire un’alternativa narrativa convincente agli occhi degli elettori.
Al momento, nessuno dei possibili sfidanti sembra in grado di compiere questo salto. Il centrodestra di Philippe potrebbe rappresentare l’opzione meno sfavorevole per limitare il margine di Le Pen, ma anche in quel caso i sondaggi danno la vittoria alla leader del RN con un distacco significativo.
La Francia si avvicina quindi a un appuntamento elettorale che potrebbe segnare una svolta storica: per la prima volta, Marine Le Pen appare non solo competitiva, ma largamente favorita per la conquista dell’Eliseo.

