Il ritorno del carovita: l’inflazione svizzera non è un capitolo chiuso
Sembrava un problema già superato, ma il rialzo dei prezzi bussa di nuovo alle porte degli svizzeri. Dopo un agosto in cui il tasso d’inflazione si era attestato allo 0,8%, le stime per settembre indicano un ritorno sopra la soglia simbolica dell’1%. Non si tratta di un episodio isolato: la Banca nazionale svizzera prevede per i prossimi sei mesi un’inflazione all’1,2%, segnale che la pressione sui prezzi potrebbe persistere ancora a lungo.
Per le famiglie, questo si traduce in un’equazione scomoda: fare la spesa, spostarsi in auto e riscaldare casa durante i mesi freddi costerà sensibilmente di più. E in molti casi, i salari non riescono a stare al passo.
I premi dell’assicurazione malattia: l’elefante nella stanza
C’è però una voce di spesa che le statistiche ufficiali sull’inflazione non considerano, eppure pesa enormemente sul bilancio delle economie domestiche: i premi dell’assicurazione malattia. Il portale di confronto bonus.ch stima per il 2027 un nuovo incremento tra il 4,5 e il 5%, con un premio medio che per un adulto supererebbe i 487 franchi mensili. Rispetto al 2022, si tratterebbe di un aumento complessivo del 30%.
L’entità precisa dei premi per l’anno prossimo è attesa proprio in questi giorni dalla Confederazione. Nel frattempo, i Cantoni faticano sempre di più a sostenere il sistema dei sussidi, e una modifica legislativa in corso dovrebbe portare qualche alleggerimento — ma non per tutti. Le fasce di reddito medio, in particolare, rischiano di restare escluse dai benefici.
«Questi aumenti colpiscono duramente non solo chi ha redditi bassi, ma anche il ceto medio, che spesso riceve riduzioni minime o non ne riceve affatto», ha spiegato Sarah Lein, professoressa di economia all’Università di Basilea. «Il potere d’acquisto di queste famiglie ne risente in modo concreto».
Riscaldamento e carburanti: chi paga di più e perché
La questione energetica aggrava ulteriormente il quadro, con una forte disparità sociale. Chi vive in edifici vecchi — situazione più frequente tra le famiglie a reddito basso — dipende spesso da impianti a olio o a gas. Al contrario, chi ha maggiore disponibilità economica abita più frequentemente in immobili moderni dotati di pompe di calore e pannelli fotovoltaici.
I numeri del riscaldamento a olio combustibile sono eloquenti: cento litri costano oggi oltre 162 franchi, circa il 70% in più rispetto a dodici mesi fa. Una tregua non è garantita: con l’arrivo dell’inverno la domanda aumenta, e le tensioni geopolitiche continuano a rendere imprevedibile l’andamento dei mercati energetici. Anche per il gas si prospettano rincari nei prossimi mesi.
Alle stazioni di servizio la situazione non è migliore. La benzina ha raggiunto i 2,14 franchi al litro, con un balzo di circa 50 centesimi rispetto a inizio anno. Il diesel si attesta addirittura a 2,46 franchi, con un rincaro vicino ai 70 centesimi. Aumenti che pesano in modo particolare su chi dipende dall’auto per lavoro o per vivere in zone poco servite dai trasporti pubblici.
Salari reali sotto pressione: il guadagno che svanisce
Per diverso tempo i lavoratori svizzeri avevano potuto contare su aumenti salariali sufficienti a compensare almeno in parte l’erosione del potere d’acquisto. Quella finestra sembra però essersi chiusa. Secondo l’analisi di Sarah Lein, gli aumenti stipendiali concordati per il 2025 rischiano di essere quasi completamente assorbiti dall’impennata dei prezzi energetici, risultando di fatto neutrali in termini reali.
A confermare la difficoltà delle famiglie c’è anche un dato comportamentale: secondo un sondaggio condotto dall’istituto YouGov Svizzera per la Basilese, solo una persona su due è riuscita a risparmiare qualcosa nel corso di sei mesi. Il principale ostacolo? Il peso delle spese fisse, che lasciano sempre meno margine a fine mese.
Affitti e mutui: anche la casa diventa un lusso
Tra le uscite fisse più gravose c’è l’alloggio. Gli affitti degli appartamenti sul libero mercato crescono ininterrottamente da anni, e anche per i contratti già in essere il rincaro si sta trasferendo progressivamente sulle pigioni. Secondo l’Ufficio federale di statistica, ad agosto gli affitti sono saliti dello 0,4% su base mensile, per un totale di +1,5% su base annua.
Nemmeno chi è proprietario di casa se la passa meglio. Chi deve rinnovare o stipulare una nuova ipoteca si trova a fronteggiare tassi in netto aumento:
- Le ipoteche a tasso fisso decennali si aggirano tra il 2 e il 2,2%
- Anche le durate brevi, dai tre ai cinque anni, hanno superato la soglia del 2%
- Il rialzo rispetto a sei mesi fa può toccare mezzo punto percentuale
Se la BNS decidesse di aumentare il tasso guida a dicembre, chi ha scelto un’ipoteca a tasso variabile (Saron) ne percepirebbe gli effetti quasi immediatamente.
Qualche spiraglio e nuove nuvole all’orizzonte
Non tutto è negativo. I prezzi dei generi alimentari risultano stabili o addirittura leggermente inferiori rispetto a un anno fa, un dato che offre un piccolo sollievo alla spesa quotidiana. Tuttavia, i prodotti importati mostrano rincari crescenti, anche a causa dell’indebolimento del franco svizzero nelle ultime settimane. Ad agosto l’abbigliamento è rincarato del 3,7%, e i prezzi dei mobili sono anch’essi in salita.
In più, all’orizzonte si profila un ulteriore colpo per chi possiede un veicolo: le violente grandinate di fine agosto potrebbero spingere diverse compagnie assicurative ad aumentare in modo significativo i premi delle polizze auto.
Il quadro complessivo disegna un autunno difficile per le tasche degli svizzeri, con rincari che si moltiplicano su fronti diversi mentre i margini di risparmio si restringono. La sfida per famiglie e istituzioni sarà trovare misure concrete che tutelino in particolare chi ha meno strumenti per adattarsi.

