La FINMA chiude il caso Julius Bär – Signa: cosa è successo
Si chiude sul piano regolamentare uno dei capitoli più difficili della recente storia di Julius Bär. L’Autorità federale di vigilanza sui mercati finanziari svizzera (FINMA) ha ufficialmente concluso il proprio procedimento di enforcement nei confronti della banca zurighese, avviato a seguito delle ingenti perdite legate al crollo del gruppo immobiliare Signa, riconducibile all’imprenditore austriaco René Benko.
La chiusura del procedimento non equivale, tuttavia, a un’assoluzione piena: la FINMA ha formulato critiche severe e ha imposto una serie di obblighi che continueranno a pesare sull’istituto per anni.
Le violazioni contestate: gestione del rischio e antiriciclaggio
Nel comunicato ufficiale, la FINMA non usa mezzi termini. Julius Bär avrebbe violato in modo grave le norme di vigilanza, con riferimento specifico a due ambiti:
- L’inadeguatezza dei meccanismi interni di gestione del rischio, che non avrebbero garantito un controllo efficace dell’esposizione creditizia verso Signa;
- Il mancato rispetto degli obblighi previsti dalla normativa sulla lotta al riciclaggio di denaro, in particolare nei rapporti con alcune persone politicamente esposte (PEP) di nazionalità russa, oggetto di un procedimento separato ma parallelo.
La genesi della vicenda risale al 2024, quando Julius Bär fu costretta a svalutare crediti per oltre 600 milioni di franchi svizzeri collegati ai prestiti erogati al gruppo Signa, nel frattempo dichiarato fallito. Una perdita di tale entità aveva sollevato immediati interrogativi sulla solidità dei processi decisionali interni alla banca.
Le misure già adottate dalla banca
La FINMA riconosce che Julius Bär non è rimasta inerte. Nel corso del procedimento, l’istituto ha dato seguito a molte delle misure d’urgenza imposte dall’autorità di vigilanza. In particolare:
- Nel 2025, la banca ha ridefinito la propria propensione al rischio, adottando criteri più stringenti nella selezione della clientela;
- Sono stati interrotti i rapporti con alcuni clienti ritenuti non compatibili con il nuovo profilo di rischio;
- Julius Bär ha abbandonato il settore dei prestiti aziendali privati (private debt), un’area in cui si era concentrata l’esposizione verso Signa;
- Sono stati effettuati cambiamenti significativi sia a livello di Consiglio di amministrazione che di direzione esecutiva.
La banca stessa ha confermato di prendere atto delle conclusioni della FINMA e di riconoscerne la fondatezza, precisando che i fatti contestati risalgono a un periodo precedente all’insediamento dell’attuale team dirigenziale.
Gli obblighi residui: capitale aggiuntivo e rendicontazione fino al 2032
Nonostante la chiusura formale del procedimento, Julius Bär dovrà rispettare una serie di vincoli ancora per diversi anni. Il più rilevante sul piano patrimoniale riguarda il mantenimento di 250 milioni di franchi di fondi propri aggiuntivi (CET1), un requisito che si traduce in un coefficiente minimo di capitale più elevato rispetto agli standard ordinari. Va notato che questa soglia era stata fissata a un livello ancora superiore durante la fase più acuta del procedimento.
Sul fronte della trasparenza, la banca sarà tenuta a presentare alla FINMA relazioni periodiche sulla propria cultura del rischio fino al 2032. Un orizzonte temporale lungo, che testimonia quanto l’autorità di vigilanza intenda monitorare da vicino l’evoluzione delle pratiche interne.
Parallelamente, il divieto — imposto nel 2025 — di avviare nuovi rapporti con determinate categorie di clienti PEP verrà rimosso in modo graduale. Infine, la FINMA incasserà circa 10 milioni di franchi di utili che Julius Bär avrebbe realizzato in relazione ai due clienti al centro del procedimento secondario.
Prospettive strategiche e riacquisto di azioni
Con la vicenda regolamentare avviata a risoluzione, Julius Bär guarda ora avanti. La banca ha confermato di procedere secondo i piani con il proprio ciclo strategico 2026-2028, mantenendo invariati gli obiettivi di medio termine comunicati al mercato.
Un segnale concreto di ritrovata stabilità arriva anche sul fronte della remunerazione degli azionisti: Julius Bär ha presentato alla FINMA una richiesta formale per l’avvio di un programma di riacquisto di azioni proprie, mossa che normalmente indica fiducia nella solidità patrimoniale e nelle prospettive di generazione di cassa.
La questione non è chiusa per tre ex dipendenti
Se per la banca in quanto istituzione il capitolo si chiude, per alcuni ex collaboratori la situazione rimane aperta. La FINMA ha avviato procedimenti individuali contro tre ex dipendenti di Julius Bär, ritenuti potenzialmente responsabili delle violazioni delle disposizioni di vigilanza o delle direttive interne. L’autorità non ha reso noti i nomi degli interessati.
Si tratta di una prassi non inusuale per la FINMA, che distingue tra la responsabilità dell’istituzione e quella delle singole persone fisiche che hanno assunto decisioni critiche. L’esito di questi procedimenti individuali potrebbe aggiungere ulteriori elementi di chiarezza su come si è arrivati a una delle perdite più significative nella storia recente della gestione patrimoniale svizzera.
Un caso che ha scosso il settore
La vicenda Julius Bär – Signa ha avuto un impatto che va ben al di là delle mura della banca zurighese. Ha riportato al centro del dibattito regolamentare svizzero la questione della concentrazione del rischio verso singoli gruppi di clienti e l’adeguatezza dei presidi di controllo nei confronti di clientela ad alto profilo. La conclusione del procedimento FINMA rappresenta un punto di svolta, ma anche un promemoria che la vigilanza sui mercati finanziari elvetici non tollera lacune nella gestione del rischio, indipendentemente dal prestigio dell’istituto coinvolto.

