Un voto controcorrente nelle valli grigionesi
Quando la Svizzera ha respinto l’iniziativa sulla neutralità con una netta maggioranza del 70,2% di voti contrari, qualcosa di diverso accadeva in alcune piccole comunità dei Grigioni. Lungo i confini con l’Italia, in vallate lontane dai grandi centri urbani, la popolazione ha detto sì a quella proposta che il resto del Paese rifiutava. Un risultato che merita di essere analizzato, perché dietro i numeri si nascondono storie, timori e identità territoriali ben precise.
Santa Maria in Val Calanca: il sì più convinto
Il dato più eclatante arriva da Santa Maria in Val Calanca, dove il 67% degli abitanti ha sostenuto l’iniziativa. Si tratta di un comune di appena 115 residenti, guidato da 18 anni dal sindaco indipendente Francesco Bogana. Interpellato sull’esito del voto, Bogana ha tenuto a precisare che non si tratta di un voto di partito, escludendo così un ruolo determinante della sezione UDC del Moesano, recentemente rilanciata nella regione.
La spiegazione del sindaco va cercata altrove: nella paura della vulnerabilità. Chi vive in una piccola valle di montagna, spiega Bogana, capisce meglio di altri quanto possa essere pericoloso perdere un elemento di protezione come la neutralità. E guardando ogni giorno oltre il confine italiano, quella paura diventa ancora più concreta.
Bogana non nasconde la sua perplessità per il risultato nazionale: dice di essere rimasto scioccato da un «no» così netto. La sua posizione è chiara: la neutralità non è qualcosa che si può modulare o rendere parziale. O c’è, o non c’è. E mantenerla, a suo avviso, rappresenta una garanzia strategica per la Svizzera.
Il Moesano compatto: un allineamento raro con il Ticino
Oltre a Santa Maria in Val Calanca, quasi tutti i comuni del Moesano hanno approvato l’iniziativa. L’unica eccezione è stata Calanca. Una compattezza che il sindaco di Grono, Samuele Censi (PLR), definisce insolita ma non del tutto inedita.
«Negli ultimi anni», ha spiegato Censi, «sempre più spesso ci allineiamo al Ticino nelle votazioni federali». Un fenomeno che riflette probabilmente la maggiore vicinanza culturale, geografica e mediatica di queste comunità con il cantone italofono rispetto al resto dei Grigioni.
A Grono i favorevoli all’iniziativa hanno superato il 58%, collocando il comune tra i dieci più favorevoli dell’intero cantone. Anche qui, secondo il sindaco, il risultato non nasce da appartenenze partitiche ma da un sentimento diffuso di preoccupazione per gli sviluppi internazionali. In particolare, Censi cita il tema della criminalità organizzata, che nei mesi scorsi ha animato il dibattito locale creando una frattura percepibile tra la sensibilità della regione e quella della capitale cantonale Coira.
Brusio: il confine come fattore decisivo
Più contenuto, ma comunque positivo, il risultato di Brusio, comune della Valposchiavo che confina direttamente con l’Italia. Il 53,2% degli elettori — in termini assoluti 216 persone — ha votato a favore dell’iniziativa.
Il sindaco Davide Migliacci (UDC), che è anche presidente della locale sezione democentrista, individua due fattori chiave:
- La presenza radicata dell’UDC: a Brusio il partito è l’unico ancora attivo, e nelle votazioni federali e cantonali la popolazione tende a seguirne le indicazioni di voto.
- La vicinanza geografica all’Italia: stare sul confine significa vedere da vicino i problemi del Paese confinante — sicurezza, criminalità, instabilità — e questo alimenta il desiderio di preservare i valori e le specificità svizzere.
Migliacci aggiunge un elemento interessante sul piano comunicativo: in molti potrebbero aver percepito che la bocciatura dell’iniziativa equivalesse a rinunciare definitivamente alla neutralità. Un messaggio che, giusto o sbagliato che fosse, avrebbe spinto parte dell’elettorato verso il sì per senso di autodifesa.
Un’identità di confine che plasma il voto
Ciò che emerge dalla lettura complessiva di questi risultati è un filo comune: la posizione geografica come lente attraverso cui interpretare la politica. I comuni che hanno votato sì si trovano tutti in aree di confine o comunque a stretto contatto con la realtà italiana. La quotidianità di chi vive in questi luoghi è inevitabilmente influenzata da ciò che accade oltre il confine, e questo si traduce in una sensibilità politica diversa rispetto ai grandi centri svizzeri.
Accanto a Santa Maria in Val Calanca, Grono e Brusio, hanno approvato l’iniziativa anche altri comuni grigionesi: Furna, Rossa, San Vittore, Samnaun, Mesocco, Roveredo, Lostallo, Cama, Soazza, Castaneda, Buseno e Luzein. Un elenco che disegna una mappa precisa delle zone più sensibili al tema della neutralità.
Il contesto cantonale: Grigioni contrari, ma non tutti
A livello cantonale, l’iniziativa è stata respinta con il 66,6% di voti negativi, un dato in linea con la tendenza nazionale. Eppure questa fascia di comuni dissidenti dimostra che, all’interno di un cantone così eterogeneo come i Grigioni, esistono sensibilità molto diverse tra loro.
Il voto sulla neutralità ha in fondo rivelato qualcosa di più profondo: le piccole comunità di montagna e di confine non si sentono necessariamente rappresentate dalle posizioni dei centri urbani. E quando votano, lo fanno spesso con la mente rivolta al territorio che abitano, alle sfide concrete che vivono ogni giorno, alla storia e all’identità che vogliono proteggere.

