Grigioni al voto: nessun cambiamento per l’età minima di voto
Il Canton Grigioni ha deciso di mantenere invariata la soglia di accesso alle urne: nessun abbassamento dell’età di voto, che resta fissata a 18 anni. La proposta di estendere il diritto di voto ai giovani di 16 e 17 anni è stata respinta in tutti i comuni del cantone, confermando una tendenza che si ripete in buona parte della Svizzera.
Con questa decisione, il Canton Glarona rimane l’unico in tutta la Confederazione a consentire ai sedicenni e diciassettenni di esprimersi alle urne nelle votazioni cantonali.
I numeri della votazione
La partecipazione si è attestata intorno al 45%, un dato nella media per le votazioni cantonali. I risultati mostrano una netta prevalenza dei voti contrari in tutte le regioni del cantone:
- Buseno (Val Calanca) ha fatto registrare il no più deciso, con quasi il 90% di voti contrari.
- La regione Moesa ha totalizzato quasi il 78% di no, risultando la più contraria tra le aree regionali del cantone.
- La regione Bernina segue con quasi il 76% di voti sfavorevoli.
Se la proposta fosse passata, già a partire dal prossimo anno circa 3.000 giovani avrebbero potuto partecipare alle votazioni ed elezioni cantonali. Il corpo elettorale sarebbe così salito da circa 143.000 a 146.000 aventi diritto. Per le votazioni comunali, ogni ente locale avrebbe mantenuto la facoltà di decidere autonomamente se includere o meno i minorenni.
Chi era a favore e chi era contrario
Lo schieramento politico non ha seguito le classiche divisioni ideologiche. Tra i sostenitori della proposta si trovavano il Centro, il PS, i Verdi, il Partito Evangelico e le sezioni giovanili del Centro e dei Verdi liberali. Il PLR aveva scelto l’astensione, mentre l’UDC e i Giovani Liberali Radicali si erano espressi apertamente contro.
Gli oppositori sostenevano che i giovani al di sotto dei 18 anni non abbiano ancora raggiunto la maturità politica necessaria per partecipare al voto, e che siano più vulnerabili all’influenza esercitata dai social network e da altri canali di comunicazione. Un altro argomento riguardava la coerenza con il quadro giuridico: abbassare l’età di voto a 16 anni avrebbe creato una discrepanza rispetto ai diritti e alle responsabilità previsti dal diritto civile e costituzionale svizzero.
Gli argomenti dei favorevoli
La maggioranza del Gran Consiglio grigionese aveva visto nell’abbassamento dell’età di voto uno strumento per contrastare l’invecchiamento demografico della società e per permettere alle nuove generazioni di avere voce in capitolo più precocemente nei processi decisionali che riguardano il loro futuro. L’iniziativa era nata direttamente dalla sessione dei giovani e aveva ottenuto ampio sostegno parlamentare.
Da segnalare che anche alcuni parlamentari personalmente scettici sul merito della proposta avevano comunque votato a favore di sottoporla al popolo, ritenendo si trattasse di una questione costituzionale di rilevanza tale da dover essere decisa dai cittadini stessi.
La delusione del comitato promotore
Per il comitato favorevole all’abbassamento dell’età di voto — composto dalle organizzazioni giovanili di diversi partiti, dai Verdi al Centro — il risultato è stato definito «una delusione, ma non una sorpresa». Andrin Ehrler, esponente del PS e membro del comitato, ha dichiarato che le esperienze maturate in altri cantoni lasciavano presagire un esito simile, parlando comunque di una «pesante sconfitta».
Ehrler ha individuato nella bocciatura due fattori principali: da un lato, la scarsa fiducia degli adulti nei confronti dei giovani; dall’altro, la poca fiducia che i giovani stessi ripongono nelle proprie capacità. Questo spiegherebbe anche il perché il voto non abbia seguito il tradizionale asse destra-sinistra. Nonostante tutto, Ehrler ha ribadito l’importanza di continuare a riflettere su come stimolare la partecipazione politica giovanile, indicando nella sessione dei giovani uno strumento ancora fondamentale in tal senso.
La posizione del Governo cantonale
Anche il presidente del Governo grigionese Martin Bühler (PLR), responsabile del dossier, non si è detto sorpreso dall’esito. Ha tuttavia sottolineato che il dibattito è stato condotto in modo serio e articolato sui contenuti. Il Governo aveva appoggiato la proposta, riconoscendo però alcune criticità, tra cui il rischio di uno squilibrio tra diritto di voto attivo e passivo. Bühler ha concluso ribadendo la necessità di trovare modalità concrete per coinvolgere le giovani generazioni nella vita politica del cantone, affinché il futuro della regione non sia deciso unicamente dagli adulti.
Un no in linea con la tendenza svizzera
Il risultato grigionese non è isolato. Nel 2024 il Parlamento federale aveva già respinto una proposta analoga a livello nazionale. Il Canton Lucerna, nell’anno precedente alla votazione grigionese, aveva bocciato l’abbassamento dell’età di voto con quasi l’80% di no. In altri cantoni, simili tentativi erano naufragati già in sede parlamentare o in votazioni popolari. Il quadro complessivo mostra come, in Svizzera, l’idea di estendere il diritto di voto ai sedicenni incontri ancora una forte resistenza nell’opinione pubblica.
Il dibattito, tuttavia, è tutt’altro che chiuso. Le forze politiche favorevoli annunciano di voler continuare a lavorare sul tema della partecipazione giovanile, cercando nuove strade per avvicinare le nuove generazioni alle istituzioni democratiche.

